Yoani Sanchez, Lontani dalla spiaggia… vicini a Internet

Playa Siboney: La punta del cavo di fibra ottica

Gli abitanti della zona di Playa Siboney (maps.google) hanno buoni motivi per essere tristi e parecchio infastiditi. L’uragano Sandy ha divelto buona parte delle infrastrutture costiere, distrutto case, scagliato rocce enormi sul lungomare e danneggiato seriamente la vegetazione della regione. Oltre otto mesi dopo un’alba infernale durante la quale si è abbattuto un grave fenomeno meteorologico, lo Stato ha fatto davvero poco per ricostruire la zona. Alcuni abitanti hanno rimesso in sesto parte dei muri che circondavano le loro abitazioni distrutti dai forti venti. Anche se è vero che si vedono ovunque macchine operatrici e camion che caricano pietre e terra, il loro obiettivo non è quello di rimettere di nuovo in piedi il paese distrutto. In realtà si trovano lì soltanto per il cavo di fibra ottica che collega quella regione con il Venezuela.   Diversi padroni di ristoranti privati e case da affittare, si lamentano della diminuzione del turismo internazionale dopo la catastrofe di Sandy. “Gli stranieri arrivano con l’idea di restare una settimana o anche un periodo maggiore, ma quando vedono le condizioni in cui versa la regione se ne vanno dopo due giorni… sempre che resistano così tanto”. La bellezza naturale del paesaggio rende più drammatica la sua situazione attuale.  Davanti a un mare così azzurro da sembrare una cartolina illustrata, molte persone cercano di guadagnarsi la vita nonostante la situazione difficile. “Ma almeno avrete presto Internet, con il cavo così vicino”… provoco qualche abitante, mentre cerco informazioni. La reazione, quando menziono l’impianto, che è costato oltre 70 milioni di dollari,  è carica di scetticismo. “Quel cavo viene protetto persino da noi!”, afferma una signora con gli occhi che hanno quasi lo stesso colore di quel Caribe che osserva mentre parla. Il luogo in cui toccò terra nel febbraio del 2011 il cosiddetto ALBA-1, non sembra davvero beneficiare dei dati che circolano grazie a lui. Un “sarcofago” di cemento con una pesante chiusura metallica, fa le veci del primo “registro” del cavo che collega anche la vicina Giamaica. Un custode controlla giorno e notte il luogo da cui entrano ed escono tanti kilobytes. L’irriverente uragano dello scorso ottobre ha portato via la protezione che conservava la parte terminale dell’impianto e ha messo allo scoperto il reticolato di fibre e rivestimento. La mattina successiva all’incidente gli abitanti delle zone limitrofe si sono affacciati incuriositi per vedere il “nuovo inquilino” del posto. Sono arrivate subito le squadre incaricate di coprirlo e di realizzare una protezione per farlo scorrere sicuro. Per alcune settimane il lavoro è stato realizzato da una squadra dell’impresa di Telecomunicazioni la ETECSA, mentre adesso è nelle mani del Ministerro delle Forze Armate (MINFAR). Siccome la speranza è l’ultima cosa che si perde, come ricordano gli anziani del posto, gli abitanti di Siboney sperano ancora nel miracolo della ricostruzione e della connessione. “Questo potrebbe essere il paese con maggior accesso a Internet di tutta Cuba”, dice un giovane che pesca tra gli scogli. Ma non riesco a rendermi conto se lo dice scherzando o sul serio, perché il sole inclemente gli disegna una strana smorfia sul volto. Di sicuro quello stesso sito ancora disastrato, diventerebbe una zona più prospera e con maggiori opportunità se potesse contare sull’accesso al web. I negozi privati attirerebbero più visitatori grazie ad annunci pubblicati sul ciberspazio, giungerebbero maggiori informazioni sugli eventuali prossimi fenomeni meteorologici e potrebbero persino organizzare una campagna di crowdfunding per ricostruire le zone vicine alla spiaggia. Ma questo significa sognare troppo, mi assicura un vecchietto che mastica un sigaro spento e porta un berretto verde oliva ben calcato fino agli orecchi.

Lontani dalla spiaggia… vicini a Internet   Nella città di Santiago di Cuba, a meno di una ventina di chilometri dal luogo in cui il cavo di fibra ottica tocca terra, esiste uno dei nuovi Internet Point. Un ufficio climatizzato, dotato di quattro computer e gestito da un’impiegata molto attenta a ciò che fa ogni cliente seduto davanti allo schermo. I prezzi sono stratosferici (4,50 CUC per un’ora), pertanto non ci sono code per entrare. Per me è il momento migliore per fare qualche prova di connessione e per verificare quali siano i siti consentiti e non consentiti. Tra i siti censurati durante il mio collegamento trovo Cubaencuentro (http://cubaencuentro.com/), Cubanet (http://cubanet.org/) e Revolico (http://revolico.com/). Forse anche altri portali e pagine sono oscurate, per questo chiedo ai frequentatori del blog di aiutarmi a ricostruire la geografia del web proibito. Come buona notizia, si leggono senza difficoltà Café Fuerte (http://cafefuerte.com/), Penultimos Días (http://penultimosdias.com/), Diario de Cuba (http://diariodecuba.com/) e El País (http://elpais.es/), oltre ai siti di Amnesty International (http://www.es.amnesty.org/) e Reporteros sin Fronteras (http://es.rsf.org/).

Un test di velocità della nuova connessione, fornisce come risultato i dati che si possono leggere nella seguente immagine:

fibra6

 

Realizzando la traccia di connessione, i dati risultano i seguenti (fare clic per ampliare):

fibra7

Riassumendo, anche se questa non è l’Internet che sogniamo, visti i prezzi elevati, i siti censurati e l’impossibilità di connettersi dalle abitazioni, possiamo dire che almeno è stata aperta una crepa nel muro della disconnessione. Adesso tocca a noi fare in modo che questa piccola fessura si trasformi in una porta. Non ci resta che vivere per vedere.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

http://www.infol.it/lupi

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