Yoani Sanchez, Con i nostri figli, no!

con nostri figliAppena tre settimane mi sono recata a Stoccolma insieme a diversi attivisti cubani, per partecipare al Internet Freedom Forum (http://www.stockholminternetforum.se/). Siamo stati molto bene, non solo per le sedute dell’evento tecnologico, ma anche perché abbiamo partecipato a un intenso programma di attività parallele. È stata parecchio interessante la visita all’organizzazione non governativa ECPAT (http://www.ecpat.se/) che lotta contro pornografia, prostituzione e traffico di minori. Come di solito accade, la spiegazione di tale attività, ci ha fatto riflettere sull’incidenza di eventi così deprecabili anche nella realtà cubana. La prima cosa che salta all’occhio è l’assenza di una struttura o di una ONG all’interno dell’Isola dedicata in maniera specifica a tale argomento. Almeno secondo quel che sappiamo noi cittadini, anche se è da credere che di fronte all’Esame Periodico Universale in sede ONU, qualche gruppo ufficiale si sia autoproclamato difensore delle vittime dei predatori sessuali.

Se il muro del lungomare avanero potesse parlare… racconterebbe di tutti quei giovani tra i 16 e i 18 anni che offrono il loro corpo ai turisti in cambio di una somma di denaro. Possiamo trovare anche bambini più piccoli nel commercio della carne, ma è proprio in questa frangia di età che la mancanza di protezione giuridica è totale, perché l’illegalità imperante a Cuba li considera adulti. Per questo motivo restano al margine di ogni statistica e del conseguente programma di prevenzione e sostegno offerto da organismi internazionali come l’UNICEF. Nei paesi cubani abbondano casi di adolescenti obbligati sessualmente da patrigni, zii, fratelli maggiori e familiari di ogni tipo. Una ragazza di dodici, tredici, quattordici anni che resta incinta per aver avuto rapporti con un adulto, è considerato un evento ordinario soprattutto nelle zone rurali del paese. Per non parlare delle relazioni carnali tra professori e alunne della scuola media e del liceo, che nella nostra vita sono ormai all’ordine del giorno.   

Recentemente il canadese Jaime McTurk è stato condannato a Toronto per aver commesso a Cuba diversi delitti sessuali contro dei bambini. Alcuni di loro avevano compiuto appena tre anni. La storia non è stata pubblicata dai media nazionali, anche se il predatore sessuale è entrato 31 volte nel nostro paese tra il 2009 e il 2012. Non pare credibile che autorità migratorie così abili nel capire se un cubano possa entrare o meno nel suo paese e ufficiali doganali addestrati a individuare un computer portatile o un telefono mobile nel bagaglio, non si siano resi conto che questo signore stava compiendo attività illegali. È molto triste che, nonostante la pedofilia sia uno dei mali che affligge la nostra società, non sia consentito a genitori preoccupati di formare un gruppo di denuncia civica contro i pedofili, oltre a offrire appoggio solidale alle vittime di questi criminali. Tra i tanti temi sociali che sta affrontando l’incipiente società civile cubana, come il dualismo monetario, i bassi salari, la necessità di riforme politiche e di carattere associativo, urge che venga preso in considerazione anche un problema così importante. Con i nostri figli no! dovremo dire con forza a tutti quei violentatori stranieri e nazionali.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

http://www.infol.it/lupi

Annunci