Elena Torre: Gordiano Lupi racconta Yoani Sanchez

977085_10200571213956356_401676662_o (1)di Elena Torre

Incontriamo Gordiano Lupi autore del libro Aspettando la primavera e traduttore del blog della giornalista e scrittrice cubana Yoani Sanchez. Noi l’abbiamo incontrato ecco cosa ci ha raccontato.

Come e sotto quale spinta è nato il tuo impegno a fianco delle vittime del regime cubano?

Discorso lungo. Ho scritto un racconto quindici anni fa su questa cosa. Era intitolato Un paradiso perduto. Narra la storia di un membro dell’Associazione Italia – Cuba che si reca sull’Isola con idee fortemente castriste, da convinto assertore della rivoluzione cubana, e torna a casa trasformato dal contrasto stridente tra idee e realtà. Il mio protagonista, a bordo dell’aereo, strappa la tessera dell’associazione e conserva la foto di una ragazza che diventerà sua moglie. Ecco, in quel racconto sono un pessimo narratore perché non invento niente. Mi limito a scrivere la mia storia.

Quando hai conosciuto la blogger e giornalista Yoani Sanchez?

Sette anni fa, in maniera virtuale, grazie a un’amica blogger cubana: Andria Medina (in arte Gaviota), che mi propone di leggere alcune prose di Yoani, tra tutte Le due Avana, che mi colpiscono per freschezza di stile e per il modo in cui raccontano la vera Cuba, la realtà che il regime si sforza di nascondere. Comincio a tradurla spontaneamente sulla rivista www.tellusfolio.it, un bel giorno è Yoani a scrivermi per chiedermi se voglio tradurre ufficialmente il suo blog. Ci intendiamo subito, perché parliamo la stessa lingua. Poi arriva La Stampa di Torino con Mario Calabresi, che vuole il blog sul suo portale e Yoani come collaboratrice. Yoani pubblica grazie a me il suo primo libro italiano con Rizzoli (Cuba libre), ma la gratitudine non è di questo mondo, perché adesso l’editore milanese esce con un’edizione BUR – usando la mia traduzione – senza neppure avvisarmi. Siamo in Italia, d’altra parte. Perché meravigliarsi? Yoani ha un’agente… tutto passa in secondo piano, di fronte agli interessi. Conosco Yoani di persona solo grazie al tour italiano che gli organizzo a fine aprile e che al vede parlare a Perugia, Torino e Monza.

Quali sono le difficoltà di tradurre per l’Italia il blog di una donna così fortemente schierata e dalle idee chiare, in un momento di grande instabilità politica in cui si fa fatica a riconoscere posizioni precise?

A mio avviso Yoani dà il meglio di sé quando scrive cose più letterarie e meno politiche. Resta il fatto che Yoani non è una dissidente e non è una donna schierata. Il suo unico schieramento è in favore della libertà e dei diritti umani. Non mi pare poco. Yoani è una giornalista che racconta la vita quotidiana, lo fa vivendo e soffrendo una realtà, non racconta Cuba stando all’Hotel Nacional e neppure scrive vivendo a Miami. Racconta il duro quotidiano da un condominio stile jugoslavo di Piazza della Rivoluzione, con gli sbirri del regime che la controllano.

Cosa ti ha insegnato Yoani Sanchez?

Che nella vita si deve lottare per affermare un’idea, anche se non siamo coraggiosi, pure se ogni mattina ci svegliamo e abbiamo paura di quel che potrà accadere, non tanto a noi, quanto ai nostri cari. Yoani ha un figlio di 17 anni che tra poco andrà militare. La paura che il regime possa vendicarsi su di lui è forte…

Cosa c’è nel libro “Yoani Sanchez, in attesa della primavera”?

La vita di una blogger coraggiosa raccontata con le sue parole, con i post, con i messaggi presi da Twitter. La storia di Cuba negli ultimi trentasette anni, vista dall’ottica della povera gente che lotta per mettere insieme il pranzo con la cena. Si comincia con l’invito ai comunisti con la pancia piena ad andare a Cuba vivendo da cubani, si prosegue con l’utopia imposta e il concetto di autoritario, si conclude con un discorso di Yoani che invita all’unità i cubani sparsi per il mondo. Non avete idea di quanti siano. Una vera e propria diaspora. E nessuno ne parla.

In che direzione sta andando Cuba?

Cuba sta cambiando non tanto perché Raúl Castro ha concesso modeste aperture economiche e ha permesso ai cubani di uscire dal paese senza bisogno di autorizzazione. Cuba sta cambiando perché i suoi cittadini stanno prendendo coscienza che devono pretendere libertà e diritti umani. Certo, molto resta ancora da fare, ma le basi si stanno gettando anche durante i viaggi all’estero compiuti da blogger e dissidenti.

Quali sono i luoghi comuni sulla situazione cubana con cui devi fare i conti più spesso?

 

Le solite cose di sempre: l’embargo, il nemico yankee alle porte, Cuba come ultima frontiera per fermare il capitalismo, istruzione, sanità… tutti miti privi di senso, ma la propaganda governativa è talmente forte – anche in Italia, grazie ai soliti personaggi – da renderli credibili a chi conosce poco in profondità la realtà cubana.