YOANI SANCHEZ. Dal catino alla lavatrice

aurika80-225x300

Da lontano si sentono i colpi… dum, dum… dum. Il braccio si solleva sostenendo un bastone grosso e liscio, per poi cadere con forza sul lenzuolo ritorto. La schiuma saponosa esplode a ogni colpo e dalla tela esce fuori un’acqua bianca che si confonde con quella del fiume. È molto presto, il sole è appena sorto e già gli stenditoi attendono la biancheria umida che dovrà asciugarsi durante la mattina. La donna è esausta. Fin dall’adolescenza lava in questo modo i suoi indumenti e quelli della sua famiglia. Quale altra possibilità avrebbe? In quel paesino sperduto di una montagna orientale, tutte le sue vicine di casa lavano i panni allo stesso modo. A volte quando dorme, il suo corpo si muove inquieto sul letto e accenna un movimento: sale… scende… dum… dum… dum.

In questi giorni parlando dell’emancipazione femminile a Cuba cercano di persuaderci che abbia fatto grandi passi in avanti, mostrando il numero delle donne elette in parlamento. Si parla anche – nei media più ufficiali – di quante donne siano riuscite a ottenere incarichi amministrativi e da dirigenti di istituzioni, centri scientifici o imprese. Tuttavia, si dice ben poco di quanto costi sacrificio per loro conciliare certe funzioni con la  pressante agenda domestica e con le precarietà materiali. Basta osservare il volto delle donne che superano i quarant’anni, per notare quelle labbra piegate verso il basso comuni a tante cubane. È il segno lasciato da una quotidianità dove una buona parte del tempo devi dedicarla a compiti sfiancanti e ripetitivi. Uno di questi è lavare le biancheria, che molte compatriote svolgono – almeno un paio di volte alla settimana  – a mano e in condizioni molto difficili. Alcune di loro neppure dispongono di acqua corrente in casa.  

In un paese dove una lavatrice costa il salario di un intero anno di lavoro, non si può parlare di emancipazione femminile. Davanti al catino e alla spazzola, o al paiolo con i pannolini da bebè che gorgoglia sopra la legna, migliaia di femmine trascorrono molte ore della loro vita. La situazione diventa ancora più difficile se ci allontaniamo dalla capitale e osserviamo le mani di quelle donne che mantengono pulite, con la forza  delle dita, le camicie, i pantaloni e persino le uniformi militari dei loro familiari. Sono mani nodose, macchiate di bianco a causa del sapone o del detergente dove stanno immerse per ore. Mani che smentiscono le statistiche sull’emancipazione e le quote predisposte ad arte, con le quali cercano di convincerci del contrario.  

 

Traduzione di Gordiano Lupi

http://www.infol.it/lupi

 

Annunci