Yoani Sánchez. Lima e la polvere

Cielo_de_lima1-300x300di Yoani Sánchez

A ogni città attribuiamo un volto, a ogni luogo una personalità. Camagüey mi ricorda una signora sobria e di alto lignaggio, Francoforte porta i capelli alla moda punk e indossa una cravatta non molto in sintonia, Praga mi fa venire a mente gli occhi azzurri e il sorriso irregolare di un giovane che ha incrociato – solo per un istante – il mio cammino. Lima, invece, ha un volto inenarrabile ma coperto di polvere. La polvere di Lima svolazza in cielo e si ferma sopra ogni cosa. Sorvola le aspre scogliere che si affacciano su un mare che per noi caraibici è troppo freddo, troppo agitato. Piccole particelle di terra e sabbia che si appiccicano al corpo, al cibo, alla vita. Polvere sui frutti di bosco, sul ceviche (piatto tipico peruviano a base di pesce crudo, ndt) appena servito. Polvere sul pisco sour (cocktail tipico peruviano, ndt) che lascia il palato con la voglia di berne ancora e al tempo stesso con il desiderio di non assaggiarne mai più. Una cappa dorata, irreale, che si appiccica ai parabrezza delle auto e investe il venditore di giornali che sfida la luce rossa del semaforo per vendere la sua mercanzia prima che sia notte. Quella polvere che tutti noi saremo dopo il giorno finale, ma che Lima ci anticipa in vita.

Lima mi è sembrata una ragazza dalla pelle color rame. Riservata, con quel misterioso mutismo tipico dei montanari. Lima possiede mani capaci di curare. Qui ho recuperato la voce e non in senso metaforico. Sono arrivata in Perù distrutta da oltre cinquanta giorni di viaggio intenso, afona, febbricitante. Me ne sono andata, ristabilita, protetta dai miei amici e piena di energia dopo aver conosciuto una città che va oltre se stessa. Ho immerso per la prima volta i piedi nel Pacifico, mi sono arrampicata sulle colline di Villa El Salvador per vedere persone lottare contro l’aridità del terreno e la povertà. Ho visitato il centro storico, ricco di chiese, promozioni turistiche e processioni religiose. Lima contiene un numero infinito di città, disposte capricciosamente le une sopra le altre. È come una ragazzina con il corpo sviluppato in fretta che non riesce più a indossare i suoi vestiti. Per questo motivo si vedono ingorghi nella circolazione e molte gru sono al lavoro per costruire edifici in ogni quartiere. Questa città ha un volto plasmato in fretta, un occhio qui, una bocca là, una fronte che proviene da un altro luogo; è meticcia, indiana, tedesca, svizzera, cilena e spagnola… insomma, è una grande Lima.

Traduzione di Gordiano Lupi

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