IVÁN GARCÍA. Sesso, tutto quel che venga.

menores030413traduzione/adattamento e riduzione a cura di Yordan Fuentes De Arnaiz della redazione di Nuovacuba

IVÁN GARCÍA da Diario de Cuba

C’è ancora la tessera di razionamento.  Le patate sono scarse, il prezzo della frutta è alle stelle e bere un succo d’arancia al naturale è un lusso. Gli assorbenti sanitari sono distribuiti ogni due mesi – un pacchetto da dieci unità – per le donne che hanno ancora il periodo. E la connessione a Internet è ancora una storia di fantascienza per la gran parte della popolazione.

Tuttavia, il sesso è libero. Uno sport nazionale. Secondo alcuni, l’infedeltà tra le coppie è un gene che gli esseri umani portano. Se quelli che se ne intendono, fanno un tour per Cuba, può darsi che siano in grado di confermare le loro teorie.

E scopriranno che negli adolescenti dai dodici ai tredici anni sono già “esperti” del settore. Ignari del fatto che l’Australia è un continente o che Henry Lee era un indipendentista della rivoluzione americana e non il produttore dei jeans Lee. Ma quando si tratta di sesso, hanno innumerevoli storie da raccontare. Molti ragazzi, sin da piccoli, i genitori li educano sul fatto che più donne avranno, migliori maschi saranno.

Se nei secoli precedenti i genitori pagavano delle prostitute per sverginare i loro figli, oggi, non è necessario. La maggior parte dei figli sono più aggiornati e sono più promiscui rispetto ai loro genitori. Avere un “altra” o amante è sinonimo di mascolinità. Devi essere un atleta del sesso, un “bastardo della strada”.

A parità di amanti, più aperitivi saranno pagati dagli amici. Nei bar si offrono consigli su come conquistare una femmina impossibile. Per ore, si raccontano aneddoti sessuali mentre si beve senza freni birra scadente o rum a buon mercato.

Il sesso a Cuba è disordinato, ma ha le sue gerarchie. Come non sono uguali un magnaccia di quartiere e un manager di un hotel a cinque stelle, un capitano e un generale, un deputato del noioso e monotono parlamento e un cinese mandarino.

Le concubine dei superiori vanno rispettate. Segretamente saranno ammirati il loro seno o il posteriore, ma saranno tacitati i complimenti osceni o le proposte indecenti. Un capo può licenziarti o renderti la vita miserabile, se viene a sapere che giri attorno all’amante.

Più stelle si hanno sulle spalline dell’uniforme o se la tua foto è tra i membri del Comitato Centrale, maggiori saranno le probabilità per dare i migliori lussi alle proprie amanti. Così si può persino scegliere tra: bionde, brune, mulatte o nere. O avere una collezione di ciascuna.

Con orgoglio e discrezione sono mostrate nei weekend nei club esclusivi per alti ufficiali o nelle feste che non sono presenti le mogli.

Essere l’amante di un personaggio importante a Cuba, d’altra parte, è sinonimo di status sociale. Come su razzo a propulsione, le fortunate ascendono nel loro lavoro. In tutta Havana si parla dell’ascesa fulminea di una famosa reporter della TV, che possiede oltre alla bellezza il talento. Secondo alcune indiscrezioni, il ragazzo fortunato che va a letto con lei è un “capo dei capi”.

Ancora si ricorda che negli anni ’90, quando Carlos Aldana è stato il terzo uomo più potente sull’isola incaricato del settore ideologico nel partito comunista, e aveva tre “concubine” giornaliste, tutte tre conosciute.

Persino Fidel Castro, tra sorsi di Jack Daniel’s, le piaceva parlare in privato delle sue imprese sessuali, come la vicenda che ha avuto con la tedesca Marita Lorenz e che lei ha raccontato in un libro.

In una rivoluzione macho-fidelista come la cubana, l’avere avventure amorose ti fanno distinguere dal coro. È una vicenda da sgamati. Di tipi con aggancio. Un marchio di garanzia di virilità che fa la differenza.

Qualche settimana fa, è uscita una nota di Juan Juan Almeida sulle abbuffate dei funzionari cubani in Angola. Offriva un dato di fatto. Prendendo come fonte il MINFAR*, il 40% delle donne che erano state in missione in Angola, hanno subito molestie o stupro.

Questa cifra non è mai apparsa nel Granma. E Almeida figlio è una fonte molto credibile. Ha vissuto tra la crema della gerarchia cubana. Suo padre, secondo l’opinione dei suoi parenti, ha portato a letto ogni donna che le svegliò il piacere.

La grande differenza tra l’essere la concubina di un leader e quella di un morto di fame, sono i lussi e le comodità. Quello con poche risorse v’invita al cinema e ti compra dei popcorn o un sacchetto di noccioline.

Il “capo” ti dà un appartamento. E se lo soddisfi in pienezza, ti acquista un’auto. Inoltre, arrivi fino al tetto della tua professione. Ci sono donne che vivono dai loro amanti, come i protettori delle prostitute.

E come a volte questi hanno più di una “fidanzata”, queste litigano tra loro, per vedere a chi dà di più e chi rimane come la preferita. Recentemente, in una discussione tra due jineteras**, una disse all’altra: “Sì, io sono la migliore, al mio uomo ho comprato una moto e tre catene d’oro. Le altre danno solo magliette e scarpe da tennis”.

Si può vivere in una casa in Carraguao*** o in un residence a Miramar. Ma se sei stato educato bene, devi avere un “querida”****.

In una conversazione tra duri, se non si parli di fidanzate, “queridas” o amanti, possono apostrofarti di “cattolico” o “mongolo”.  Un fatto resta, occorre stare attenti a non parlare o guardare l’amante del capo.

 

*MINFAR: Ministero delle Forza Armate.

** Modo di chiamare le prostitute a Cuba.

*** All’Avana, quartiere periferico popolare e noto per l’alto livello di criminalità.

**** termine di difficile traduzione, indica l’idea della concubina, dell’altra donna nella relazione coniugale.