Angel Santiesteban-Prats. Corso per perdere la paura

1975-198508 (1)la vicenda Santiesteban-Prats

traduzione/adattamento e riduzione a cura di Yordan Fuentes De Arnaiz della redazione di Nuovacuba

La generazione dei figli che nessuno ha voluto è sempre stata associata con la morte. Dall’istante in cui ti affacci per la prima volta alla scuola primaria, ti annunciano una possibile aggressione dell’imperialismo yankee, ti mostrano foto e filmati di attacchi aerei, d’infiltrazioni nemiche, di sbarchi navali, esplosioni e spionaggio. Frequenti le lezioni di addestramento militare, ti è insegnato a marciare, a sopravvivere in situazioni difficili. Ti fanno eseguire delle pratiche di evacuazione e, quando suonano le sirene, corri come se le bombe o l’attacco chimico fosse un fatto. Entri nei rifugi scavati sotto tutta la città e l’umidità di questi buchi, ti provoca mancanza di respiro. Ti adatti a pensare che in qualsiasi momento ti cadrà una bomba sulla testa o un balcone dei vecchi palazzi della città. E, com’è così difficile vivere in uno stato d’allerta e restare preoccupati per qualcosa che non sembra mai avvenire, ti abitui e non pensi nemmeno al pericolo. Impari a convivere con esso ogni giorno e, alla fine, lo si ignora, anche se il rischio non sempre ignora te.

Per un cubano, la visita della morte arriva per la prima volta a diciassette anni, con il servizio militare. Anni fa potevi scegliere una missione internazionalista* e così poter diminuire il tempo di permanenza nell’esercito, e la tua famiglia s’inorgogliva di avere un parente in qualche guerra lontana a difendere l’ideale che la Rivoluzione aveva tracciato, e quindi, di ricevere per questo alcuni benefici e considerazioni. Poi tornavi da ingannare la morte nelle tue battaglie in Africa, e trovavi una generazione assorta nel nulla, una quotidianità ripetuta in mille pezzi. Un futuro indefinito. E come un’ossessione, la morte era seduta davanti alle porte delle case. Dopo sopravvivere diversi mesi in questa litania, sei giunto alla conclusione che non vi era alcuna scelta che emigrare. E se a tutto questo i sommi che andarsene potrebbe significare salvarsi la pelle. Che la possibile guerra – civile o contro gli Yankees, vinca chi vinca –, non ti sorprenderà in questa isola, dove non si ha dove correre ai ripari.

Così, come non raggiunge la determinazione che l’unica via possibile è il mare.

 

Ángel Santiesteban-Prats

 

*Si fa riferimento all’ideale socialista d’impedire la ricolonizzazione e aiutare, attraverso la lotta armata, alla liberazione dei popoli.  Uno degli esempi più indicativi fu l’operazione Carlota che portava cubani a combattere in suolo angolano, durò circa quindici anni e mezzo, da novembre 1975 al 25 maggio 1991.