Carlos Alberto Montaner. Yoani e la libertà

 

 

4F1DD9ED-8119-4980-8CC4-8261F7294F03.jpg__460__390__CROPz0x460y390di Carlos Alberto Montaner

da Diario De Cuba – 31 Mar 2013

 

Se la dittatura cubana avesse permesso a Yoani Sánchez di esercitare il suo diritto di entrare e uscire dal paese sin dal primo invito ricevuto per recarsi all’estero, adesso non sarebbe così celebre e importante.

 

Yoani Sánchez è arrivata a Miami. Si tratta della tappa più difficile del suo lungo tour. Ovunque, come i toreri più famosi, ha riscosso un grande successo. Trionferà anche in Florida, ma dovrà faticare un po’ di più.

Ho l’impressione che Yoani sia ben vista e rispettata dalla maggioranza dei cubani – io sono tra i suoi ammiratori -, ma non mancano i detrattori, per diversi motivi, alcuni davvero irrazionali.

Yoani ha concesso dozzine di conferenze, centinaia di interviste, e ha affrontato con successo le turbe dei simpatizzanti della dittatura castrista inviate dall’ambasciata cubana in ogni luogo dove è stata invitata a parlare. In oltre mezzo secolo di tirannia nessuno meglio di lei è riuscito a smontare i miti del regime e a mostrare il miserabile modo di vivere dei cubani.

Paradossi della vita: in qualche modo le rozze contestazioni contro Yoani da parte di questi aggressivi gorilla, spiacevoli quando provocano incidenti, sono servite a mantenere l’interesse dei mezzi di comunicazione e a provocare il sostegno di importanti settori politici e sociali.

Questi energumeni, abituati al terrore cubano, dove non c’è traccia di libertà, non comprendono che cercare di far tacere Yoani, insultando e calunniando una giornalista indipendente, una ragazza fragile che può contare soltanto sulle sue parole e sul suo coraggio, nei paesi liberi è un comportamento controproducente. 

Le armi di Yoani sono state la sincerità, una logica schiacciante, l’innata capacità comunicativa e la sua stessa attraente personalità. Sono proprio le stesse caratteristiche che, lentamente, hanno catturato, in primo luogo, la curiosità dei grandi media e delle istituzioni – Time, El País, The Miami Herald, Foreign Policy, Columbia University  -, e, subito dopo, l’ammirazione di milioni di lettori in tutto il mondo che trovavano nelle sue cronache un’equilibrata descrizione del povero manicomio cubano.

Il regime dei Castro, convinto (o almeno deciso a convincere la maggioranza delle persone) che dietro ogni critica c’è la mano degli Stati Uniti, del capitalismo o di oscuri interessi economici, si è impegnato, senza alcun successo, a cercare di dimostrare che Yoani è una marionetta della CIA, del Gruppo Prisa o di un altro produttore di giochi di prestigio.

Niente di tutto questo. Como spesso accade, il talento di Yoani, il destino imprevedibile e l’attacco alla dittatura, l’hanno messa nell’occhio del ciclone dei grandi centri di diffusione dell’informazione. Il successo di Yoani è dipeso anche dall’attenzione che le ha riservato lo stesso presidente Obama, quando la giornalista era già molto famosa, rispondendo a un questionario destinato al suo blog.

Potrebbe essere accaduto ad altri importanti blogger che scrivono all’interno di Cuba – Claudia Cadelo, Iván García, Luis Cino, tra i migliori scrittori -, ma è stata Yoani a catalizzare l’interesse dell’opinione pubblica internazionale, cosa che ha provocato persecuzione e maltrattamenti da parte del regime.

È incredibile come la dittatura non apprenda la lezione: coloro che hanno danneggiato maggiormente l’immagine del Governo sono state le vittime dei suoi abusi.  Nel corso di questa infinita tirannia, Huber Matos, Armando Valladares, Eloy Gutiérrez Menoyo, Gustavo Arcos, Ricardo Bofill, María Elena Cruz Varela, Reinaldo Arenas, Laura Pollán, Raúl Rivero, Oswaldo Payá, e adesso sua figlia Rosa María, tra i tanti altri cubani coraggiosi, hanno trovato ascolto ed eco per le loro denunce come conseguenza delle persecuzioni subite.

Se la dittatura cubana avesse permesso a Yoani Sánchez di esercitare il suo diritto di entrare e uscire dal paese sin dal primo invito ricevuto per recarsi all’estero, adesso non sarebbe così celebre e importante.

Perchè non l’ha fatto? Per arroganza e per stupidità. Per aver creduto di poter annientare senza conseguenze le persone. Fortunatamente, non è sempre così facile. La sua è la voce potente dei deboli. “Un principio giusto dal fondo di una grotta può fare molto di più che un esercito”, diceva Martí. Benvenuta Yoani, alla libertà!

 

Traduzione di Gordiano Lupi

http://www.infol.it/lupi

 

 

Carlos Alberto Montaner è uno dei più importanti scrittori e giornalisti latinoamericani. In Italia ha pubblicato La moglie del colonnello (Anordest Edizioni, 2012).