Yoani Sánchez. Flan di cocco

image4-300x224--330x185di Yoani Sánchez

Ho trovato Cuba fuori da Cuba, ho detto alcuni giorni fa a un amico. Si è messo a ridere davanti al mio gioco di parole, credeva che cercassi di fare letteratura. Ma non era così. In Brasile una settantenne emozionata mi ha regalato una medaglia con sopra impressa la Vergine della Carità del Cobre. “Non sono più tornata da quando me ne andai nel 1964”, mi ha detto consegnandomi quel piccolo gioiello appartenuto a sua madre. Durante la mia permanenza a Praga, ho incontrato alcuni compatrioti che mi sono sembrati più al corrente di quel che accade nel nostro paese rispetto a molti che – all’interno dei suoi confini – vegetano nell’apatia. Tra gli alti edifici di New York sono stata invitata in casa da una famiglia e la nonna ha confezionato un “flan di cocco” secondo le regole della nostra cucina tradizionale, così in disarmo a Cuba per colpa di un’endemica carenza di risorse.

La nostra diaspora, i nostri esiliati, stanno conservando Cuba fuori da Cuba. Insieme alle loro valigie e al dolore della lontananza, hanno salvaguardato pezzi della storia nazionale cancellati dai libri di testo con i quali sono state educate, o meglio indottrinare, diverse generazioni.  Sto riscoprendo la mia stessa patria in ognuno di questi cubani dispersi per il mondo. Quando mi rendo conto che cosa siano realmente diventati, penso a quel che diffonde su di loro la propaganda ufficiale e finisco per provare un’enorme tristezza nei confronti del mio paese. Per tutto quel patrimonio umano che abbiamo perduto, per quel talento che ha dovuto chiedere asilo fuori dalle nostre frontiere e per quei semi che hanno dovuto germogliare in altre terre. Come mai abbiamo permesso che un’ideologia, un partito, un uomo, si siano potuti arrogare il “divino” potere di decidere chi poteva portare o meno l’appellativo di “cubano”?

Adesso so per certo che mi hanno ingannata, che ci hanno mentito. Nessuno ha dovuto dirmelo, me ne sono resa conto da sola, vedendo tutta quella Cuba che c’è fuori da Cuba, quel paese immenso che loro hanno conservato per noi.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

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