Yoani Sánchez dal Congresso USA chiede di rafforzare i legami tra i due popoli

 

traduzione/adattamento a cura di Yordan Fuentes De Arnaiz della redazione di Nuovacuba

WASHINGTON – La blogger Yoani Sánchez ha fatto una forte difesa martedì a Washington sulla necessità di rafforzare i legami tra i due popoli per accelerare una transizione verso la democrazia a Cuba, ugualmente si è mostrata a favore di una rapida e opportuna indagine al fine di chiarire la morte dell'attivista Oswaldo Payá, fondatore del Movimento Cristiano di Liberazione, e di Harold Cepero.

Sánchez è stata ricevuta dai senatori democratici Joe Garcia e Albio Sires, Kathy Castor e Debbie Wasserman Schultz. Erano presenti anche i senatori Bill Nelson e i repubblicani Mario Diaz-Balart e Ileana Ros-Lehtinen.

Nel corso della riunione, di circa trenta minuti, è stato pubblicamente riconosciuto il coraggio e l’audacia della Sanchez nel favorire l'apertura delle frontiere e delle idee.

“Sono qui appunto per parlare, dibattere, fare delle domande circa quella possibile Cuba che avremo”, ha detto la Sanchez, di 37 anni. “Se tutti i cubani che stanno cercando di fare qualcosa nell'isola per la democratizzazione del paese potessero arrivare fin qui, sono sicura che sarebbe possibile riempire questa stanza. Siamo in molti ad avere sofferto, molti che stanno rischiando la libertà e il nome, perché il governo diffama e arresta.”

La Sánchez è arrivata alle 10 di mattina al Campidoglio dopo un volo da New York. È stata immediatamente ricevuta da Garcia, Ros-Lehtinen e Díaz-Balart. È stato un momento trascorso tra abbracci, sorrisi e foto scattate per l’occasione. Poi il gruppo si è recato in un salone vicino al Campidoglio per scambiare opinioni sulla realtà cubana.

Nel corso della conferenza, il senatore Nelson ha affrontato la questione Payá e le circostanze della sua morte. Nelson ha detto di aver inviato una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, al fine d’indagare sul caso. In tale situazione ha chiesto a Sánchez il suo parere in merito alla tragedia e l'impatto delle dichiarazioni di Ángel Carromero, il principale incriminato dalle autorità cubane nel caso.

Payá e Cepero sono morti in un incidente stradale a Bayamo il 22 luglio scorso. Carromero ha recentemente detto al Washington Post che un veicolo, che potrebbe essere della Sicurezza dello Stato cubano, li aveva investiti causando l'incidente.

“È molto importante che la comunità internazionale e le organizzazioni dei diritti umani facciano pressione e domandino al governo cubano un’indagine indipendente”, ha commentato la Sánchez. “Ogni giorno che passa e l’indagine non inizio, sarà più difficile trovare la verità”.

In un altro punto, la Sánchez, ha fatto ancora una volta riferimento al ruolo della tecnologia nel fare da parte i regimi autoritari. Ha fatto anche un’analisi sull’effetto “trasformatore” nella società civile tramite l’accesso a un’indipendenza economica.

“Io sono una persona che crede che l’autonomia economica dei cittadini porti inevitabilmente all’autonomia politica. L’ho sperimentato in prima persona: sono passata dal silenzio al dare voce all’opinione, esattamente il giorno in cui ho potuto esercitare la mia attività professionale e di lavoro, questo mi ha permesso l'autonomia dello Stato”, ha detto la Sánchez. “Quindi, se potessi consigliare qualcosa per accelerare il processo di transizione a Cuba consiglierei di rafforzare i legami tra i due popoli. Aiutiamo a potenziare in modo materiale, tecnologico e informativo ai cubani.”

Le parole della Sánchez sono state seguite con attenzione. Ros-Lehtinen, contraria a qualsiasi riavvicinamento con il governo cubano, ha chiesto alla Sánchez circa la polemica sull'embargo economico degli Stati Uniti e sulle diverse posizioni all'interno della dissidenza sulla questione. La Sánchez favorisce apertamente il porre fine all’embargo.

“Io rispetto tutte le decisioni sull'embargo perché nascono dall'amore per Cuba. Nel mio caso, sono nata in un sistema che cerca di spiegare la persistenza dell'embargo come causa della mancanza materiale ed economica e di alimentarla fino alla mancanza di libertà politiche”, ha affermato la Sánchez. “So anche e sono consapevole che, in assenza di questo pretesto, il governo ne cercherà altri per non permetterci di esprimerci liberamente.”

Sánchez finito l’incontro si è recata al forum “The future of freedom in Cuba”, organizzato dall’istituto Cato. Vi ha partecipato assieme al blogger e scrittore Orlando Luis Pardo.

Nel forum, la Sánchez ha avvertito che in un processo di democratizzazione è importante lasciare la paura e assumere una posizione forte per il cambiamento.

“Quello che è più necessario è che i cubani perdano la loro paura. Non funziona se siamo un piccolo gruppo che critica, se siamo un piccolo gruppo che cerca di cambiare le cose”, ha precisato la fondatrice del blog Generación Y. “Non sono una illusa: so che con solo un telefono cellulare, so che con solo con un account di Twitter, che con solo con un blog non è possibile democratizzare un paese.”

Un momento particolarmente emozionante nella sua presentazione si è verificato quando la Sánchez ha detto che sarebbe tornata a Cuba per continuare il suo lavoro per il cambiamento. Ha aggiunto che, nonostante gli sforzi delle autorità dell'isola per spaventarla e le manifestazioni di sostenitori del governo cubano per intralciare le attività del suo tour internazionale di 80 giorni, il suo “impegno” con l'apertura d’idee e di opportunità non diminuirà.

“Se questa è la scommessa che hanno fatto, dico in anticipo a quel governo: non l’avrete vinta”, ha affermato la Sánchez. “Né rimarrò in un altro paese, né mi lascerò intimorire da atti di odio”.

Nelle ultime settimane la Sánchez ha visitato il Brasile, la Repubblica Ceca, la Spagna e il Messico. Mercoledì continuerà il suo programma di attività che include una riunione ad alto livello con il senatore repubblicano Marco Rubio e un incontro con i funzionari del Dipartimento di Stato, che nel 2011 le assegnarono (anche se era assente) il Premio Internazionale alle Donne di Coraggio. La cerimonia è stata presieduta dalla First Lady degli Stati Uniti, Michelle Obama.