Yoani Sanchez. Piccante, piccante

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Il Messico non consente mezze misure, non ammette indifferenza. È come il cibo piccante nella lingua, la tequila che scorre in gola e il sole negli occhi. Ho trascorso cinque giorni nella terra del serpente piumato e mi è costato fatica salire sull’aereo, un desiderio intenso mi spingeva a restare per continuare a esplorare una realtà affascinante e complessa. Ho visto edifici moderni a pochi metri dalle rovine del Templo Mayor; tremendi imbottigliamenti nelle strade, mentre sui marciapiedi le persone camminano con la calma tipica di chi non ha fretta di arrivare. Mi sono resa conto che i simboli funebri si alternano senza problemi alle tele dai colori vivaci in mezzo alla folla de La Ciudadela. Il Messico mi ha affascinato con la sua risata sarcastica, il cappello piumato e i fianchi in bella mostra. Qualcuno mi ha fatto provare una ghiottoneria, molto dolce, cosparsa di abbondante zucchero velato; ma quando ho assaggiato un tamal, il chili a contrasto con il palato mi ha fatto versare qualche lacrima. Il Messico non ammette sentimenti tiepidi, puoi soltanto amarlo.

Tra tutti questi contrasti ho cominciato il mio viaggio azteco. Da Puebla a Città del Messico, ho incontrato amici e visitato diverse redazioni di periodici, emittenti radiofoniche e – soprattutto – ho parlato con molti colleghi giornalisti. Ho voluto conoscere da fonti di prima mano le soddisfazioni e i rischi che si corrono per fare informazione in questa società. Ho incontrato molti professionisti preoccupati, ma in ogni caso persone che lavorano. Gente che rischia la vita – specialmente al nord del paese – per produrre notizie, gente che come me crede necessaria una stampa libera, responsabile e aderente alla realtà. Ho imparato molto da loro. Al tempo stesso mi sono persa nel dedalo di negozietti e chioschi del centro città ed è lì che ho sentito pulsare la vita. Una vita che già percepivo nell’aria prima di atterrare, quando nella prime ore di sabato mattina ho notato quel gran formicaio di Città del Messico – le molte città che contiene – in piena ebollizione, nonostante fosse così presto. 

Per un momento ho avuto l’impressione di vivere un frammento del romanzo I detective selvaggi (http://es.wikipedia.org/wiki/Los_detectives_salvajes) di Roberto Bolaño. Solo che non stavo cercando – come i protagonisti del libro – una poetessa di culto, smarrita nell’oblio. Stavo solo cercando di vedere e di scoprire il mio paese attraverso gli occhi dei messicani. E l’ho trovato. Un’Isola reinterpretata e molteplice, ma vicina; che scatena passioni ovunque e non lascia indenne nessuno. Un amico mi ha chiesto prima di partire: “Come trovi il Messico?”. Non ci sono stata tanto a pensare: piccante – ho risposto – come il gusto piccante che scuote il corpo e fa sgorgare lacrime di piacere e tormento. “E Cuba?” – ha incalzato – “Come la trovi?”… Cuba, Cuba è agrodolce…

 

Traduzione di Gordiano Lupi

http://www.infol.it/lupi


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