Yoani Sanchez. Fonderò un giornale libero

 435EEB60-4AE0-4F24-8BBA-42FC1810AD46_mw1024_n_sYoani Sánchez ha detto ieri a Puebla, in Messico, di non temere la lapidazione e gli insulti che il governo del suo paese potrebbe riservarle quando tornerà in patria con l’intenzione di fondare un mezzo di comunicazione libero.

«Sono pronta a pagare questo prezzo. Non temo gli insulti. Conosco bene il tipo di castigo: fucilazione mediatica, lapidazione pubblica, aumento delle diffamazioni, stigmatizzazione della mia immagine, demonizzazione», ha detto la blogger durante una conferenza stampa messicana.

Yoani Sánchez ha partecipato questo fine settimana alla sessione semestrale della Sociedad Interamericana de Prensa (SIP). Al termine dei lavori ha detto che tornerà a Cuba per fondare un mezzo di comunicazione al quale parteciperanno persone e organizzazioni con cui è entrata in contatto nel corso delle sue attività fuori dall’Isola.

«Ritorno a Cuba per fondare un giornale. So che è impossibile, che legalmente è vietato, ma non voglio pormi dei limiti. La vita mi ha insegnato che il muro cade solo prendendolo di petto e spingendo con vigore. Nessuno mi trasformerà in un’esiliata obbligata», ha detto.

Yoani Sánchez si è detta certa che la sua intenzione di fondare un giornale indipendente sarà punita al suo rientro, «perché con me il governo cubano si comporta come un padre dispotico», ha aggiunto. Nonostante tutto, eserciterà il suo lavoro giornalistico all’interno dell’Isola, al termine del suo viaggio: «Il mio giornale sarà scritto dall’interno di Cuba, con tutta la precarietà materiale e giuridica. Io sarò al mio posto. Il mio progetto può contare sulla protezione delle persone che ho conosciuto e che incontrerò nel corso del mio tour in America e in Europa».

All’esterno dell’hotel dove si svolgono le riunioni della SIP alcuni giovani hanno inscenato una protesta contro la blogger a base di cartelli e insulti, gridando “Viva Fidel!”. Alcuni manifestanti sono stati bloccati sulla porta dove si svolgeva la riunione.

Yoani ha concluso: «Noi cubani non meritiamo la realtà che stiamo vivendo. Per esempio, l’involuzione tecnologica, la mancanza di libertà, le limitazioni al diritto di esprimere le proprie idee. Ci meritiamo di essere cittadini del XXI secolo, dobbiamo poter sfruttare la modernità. Internet è inaccessibile per un cubano medio che non può permettersi gli alti costi di una connessione censurata e deficitaria. La telefonia mobile ci salva dalla disinformazione e ci permette di raccontare quel che non va nella nostra Isola. È molto importante il sostegno che proviene dall’estero ed è vitale che i telefoni mobili dei blogger cubani siano ricaricati da amici e da persone solidali con la nostra lotta. Ho subito molte minacce per posta elettronica, ma andrò ugualmente in Argentina, nella prima settimana di aprile. Ci sarà tempo per gli abbracci e per gli insulti».

 

Traduzione di Gordiano Lupi

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