Virgilio Piñera. La carne (1944)

Pinerada Cuentos Fríos (1956)

Accadde con grande semplicità, senza affettazione. Per motivi che non è il caso di esporre, la popolazione soffriva per la mancanza di carne. Tutti si allarmarono, si fecero commenti più o meno amari e si abbozzarono persino alcuni propositi di vendetta. Ma, come sempre accade, le proteste non andarono oltre le semplici minacce e presto si vide quel popolo afflitto adattarsi a ingerire i più diversi tipi di vegetali.

Soltanto il signor Ansaldo non seguì il comportamento generale. Con grande tranquillità si mise ad affilare un enorme coltello da cucina, e, subito dopo, calandosi i pantaloni fino alle ginocchia, tagliò dalla sua natica sinistra un bel filetto. Dopo averlo pulito lo condì con sale e aceto, lo passò – come abitudine – sulla griglia, per poi cuocerlo nella grande padella delle fritture domenicali. Si mise a tavola e cominciò ad assaporare il suo bel filetto. In quel momento suonarono alla porta: era il suo vicino che veniva a sfogarsi… Ma Ansaldo, con gesto elegante, gli fece vedere il bel filetto. Il vicino chiese dove l’avesse preso e Ansaldo si limitò a mostrare la sua natica sinistra. Il mistero era svelato. A sua volta, il vicino meravigliato e commosso uscì senza dire una parola per tornare poco dopo con il Sindaco del paese. Quest’ultimo espresse ad Ansaldo il vivo desiderio che il suo amato popolo si alimentasse, come faceva lui, grazie alle proprie carni. Si accordarono subito e dopo alcuni convenevoli da persone ben educate, Ansaldo si recò sulla piazza principale del paese per offrire, secondo il suo tipico modo di dire: “una dimostrazione pratica alle masse”. 

Una volta in piazza fece sapere che ogni persona avrebbe tagliato dalla sua natica sinistra due filetti, in tutto e per tutto uguali a un campione riprodotto in gesso che pendeva da uno splendente fil di ferro. E dichiarò che avrebbero dovuto essere due filetti, non soltanto uno, perché se lui aveva tagliato dalla sua natica sinistra un bel filetto, era giusto che la cosa mantenesse una certa cadenza, perché nessuno dovesse ingerire un filetto di meno. Una volta fissati questi punti, ognuno si mise ad affettare due filetti dalla sua natica sinistra. Era uno spettacolo glorioso, ma si prega di non inviare descrizioni. Si fece un calcolo approssimativo del tempo in cui il popolo avrebbe goduto dei benefici della carne. Un insigne anatomico predisse che su un peso di cento libbre, togliendo viscere e altri organi non commestibili, un individuo poteva mangiare carne per centoquaranta giorni in ragione di mezza libbra al giorno. Secondo la maggioranza delle persone, era un calcolo illusorio. Ma in fondo quel che importava era che ognuno potesse consumare il suo bel filetto.

Presto si videro alcune signore impegnate a parlare dei vantaggi che portava l’idea del signor Ansaldo. Per esempio, quelle che si erano già mangiate i loro seni non erano obbligate a coprire di stoffa la cassa toracica e i vestiti terminavano poco sopra l’ombelico. E alcune, non tutte, non parlavano più, perché si erano mangiate la lingua, che, sia detto per inciso, è un boccone da re. Per strada si verificarono alcune scenette divertenti: per esempio, due signore che da molto tempo non si vedevano non riuscirono a baciarsi; avevano usato le labbra per confezionare alcune fritture di grande successo. Il Direttore del carcere non riuscì a firmare la sentenza a morte di un condannato perché si era mangiato le dita, cosa che, secondo i buoni gourmets (e il Direttore lo era) ha dato origine a quella frase così usata e tramandata come “leccarsi le dita”.

Ci furono persino piccole rimostranze. Il sindacato degli operai che producevano body femminili indirizzò formale protesta davanti all’autorità competente, ma questa rispose che non era possibile usare nessuno slogan per convincere le signore a usarli di nuovo. In ogni caso si trattava di innocenti sollevazioni che in nessun modo interrompevano la consumazione, da parte dei cittadini, delle loro carni.

Uno degli eventi più caratteristici di quella gradevole giornata fu la dissezione dell’ultimo pezzo di carne del ballerino del paese. Il ballerino, per rispetto alla sua arte, aveva lasciato per ultimi i bei diti dei piedi. I suoi vicini di casa resero noto che da diversi giorni appariva parecchio nervoso. Adesso gli restava soltanto la parte carnosa del dito alluce. Quindi invitò i suoi amici ad assistere all’operazione. Nel bel mezzo di un silenzio sanguinario tagliò la sua ultima porzione e senza metterla sul fuoco la lasciò cadere in quel buco che in altri tempi era stato la sua bocca. Allora tutti i presenti si fecero repentinamente seri.

Ma si continuava a vivere, questa era la cosa importante. E se per caso…? Sarà per quello che le scarpette del ballerino adesso si trovavano in una delle sale del Museo dei Ricordi Illustri? Si sa soltanto che uno degli uomini più obesi del paese (pesava duecento chili) consumò tutta la sua riserva di carne disponibile nel breve spazio di quindici giorni (era estremamente goloso, e, d’altra parte, il suo organismo esigeva grandi quantità di cibo). Dopo nessuno riuscì più a vederlo. Evidentemente, si nascondeva… ma non si nascondeva soltanto lui, anche molti altri cominciavano ad adottare lo stesso comportamento. Per esempio, una mattina, la signora Orfila, mentre chiedeva al figlio – che si divorava il lobo sinistro dell’orecchio – dove avesse riposto non so che cosa, non ottenne risposta. Non servirono a niente suppliche o minacce. Accorse subito l’esperto in persone scomparse, ma riuscì soltanto a individuare un piccolo mucchio di escrementi nel punto in cui la signora Orfila giurava e spergiurava che si trovasse il suo amato figlio quando lo aveva interrogato. Ma certe lievi inquietudini non minavano assolutamente l’allegria degli abitanti. Di che cosa poteva lamentarsi un popolo che aveva la sussistenza assicurata? Il grave problema di ordine pubblico creato dalla mancanza di carne non era stato definitivamente risolto? La popolazione si stava nascondendo progressivamente, ma tutto ciò non aveva niente a che vedere con l’aspetto centrale della questione, era soltanto un particolare marginale che non modificava la ferma volontà di quelle persone di procurarsi il prezioso alimento. Forse quel particolare marginale era il prezzo che la carne esigeva da ognuno di loro? In ogni caso sarebbe stato sgradevole fare tante domande inopportune perché quel popolo prudente era molto ben alimentato. 

 

Traduzione di Gordiano Lupi  

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