Via da Cuba, Yoani Sanchez si prepara al decollo

ddddffgdi Anna Mazzone PANORAMA.it

Yoani Sanchez da oggi potrà viaggiare. La blogger dissidente cubana ha ricevuto il passaporto che le permetterà di lasciare l’Avana, dove vive, e recarsi all’estero. Yoani è tra i primi cittadini dell’isola a usufruire della modifica della legge migratoria castrista, che è entrata in vigore dal 14 gennaio.

Classe 1975, nel 2009 Yoani Sanchez viene inclusa dalla rivista TIME nelle 100 persone più influenti del mondo . Laureata in filologia a Cuba, nel 2002 espatria in direzione della Svizzera tedesca, ma dopo due anni torna in patria e nel 2007 crea il blog che le ha regalato una fama mondiale, Generazione Y, che conta su circa 14 milioni di accessi al mese.

Generación Y è un blog ispirato alla gente come  me, con nomi che cominciano o contengono una ‘y greca’. Nati nella Cuba  degli anni 70 e 80, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe,  dalle uscite illegali e dalla frustrazione. Per questo invito a  leggermi e a scrivermi soprattutto Yanisleidi, Yoandri, Yusimí, Yuniesky  e altri che si portano dietro le loro “y greche“. Questa la scritta che campeggia sull’homepage del suo blog.

Grazie al web, dal 2007 a oggi Yoani Sanchez ha puntualmente raccontato storie di vita cubana di tutti i giorni, evidenziando l’atteggiamento del regime, che strangola le libertà civili dei cubani. Per questo viene classificata come dissidente dalla cupola dei Castro e da allora comincia ad avere una vita difficile. Ma lei non si dà certo per vinta.

Dal 2008 al 2011 la piattaforma di Generazione Y viene bloccata dalle autorità cubane. Impossibile per i cittadini dell’isola leggere quello che csrive Yoani. Poi riapre, appoggiandosi su un server tedesco. Il blog al momento può essere letto in 20 lingue diverse. Ma la Sanchez non si ferma a questo. Vera e propria pasionaria della rete, cinguetta quello che succede all’Avana tramite il suo account Twitter (@yoanisanchez), seguito da più di 385.000 persone in tutto il mondo. E, in più tiene delle rubriche sui principali media internazionali. In Italia scrive per La Stampa e per il settimanale Internazionale .

Nel 2009 denuncia di essere stata arrestata all’Avana (e poi rilasciata) mentre si stava recando a partecipare a una manifestazione contro la violenza del regime castrista. Insieme a un gruppo di amici, tutti molto attivi in rete, racconta di aver subito “abusi verbali e pesanti percosse“. A ottobre del 2012 un nuovo arresto, per 30 ore, durante il quale viene interrogata dalle autorità cubane e poi rilasciata.

La sua figura anima le elucubrazioni dei complottisti. Secondo i castristi (e i loro amici) Yoani Sanchez sarebbe una finta dissidente, finanziata segretamente dagli Stati Uniti d’America. Insomma, un residuo in chiave moderna della guerra anti-castrista americana.

A questo proposito, i suoi detrattori agitano un cablogramma pubblicato da WikiLeaks a fine 2010, nel quale la Sanchez si lamenta con i diplomatici americani perché da Cuba non le è possibile fare acquisti su Internet e annuncia che “simili angoscianti restrizioni” sul sistema di Pay Pal prima o poi favoriranno la caduta di Castro.

Ma se i castristi la denigrano, il resto del mondo la ama e le riconosce la responsabilità di condurre una battaglia per i diritti umani e civili a Cuba. Così la rivista TIME spiega perché l’ha inserita nelle 100 persone più influenti del mondo el 2009: “Sotto il naso di un regime che non ha mai tollerato il dissenso, la Sánchez è riuscita a esercitare una facoltà che i giornalisti legati al cartaceo, nel suo Paese, non possono esercitare: la libertà di parola”.

E anche Barack Obama ha espresso la sua simpatia e la sua stima nei confronti della blogger cubana, dichiarando che Generazione Y “rappresenta per il mondo una finestra eccezionale sulla realtà della vita quotidiana a Cuba”, e – da amante di Twitter – l’ha lodata per i suoi sforzi e la sua tenacia nell’incoraggiare i cubani a esprimersi utilizzando la tecnologia”.

Lei, intanto, adesso si gode il passaporto nuovo di zecca, senza nascondere la profonda emozione di poter finalmente essere libera di viaggiare. Così scriveva il 18 gennaio scorso sul suo blog: “Il Sexto ha detto che farà un graffiti sulla mia valigia; una vicina mi  ha regalato un amuleto per il viaggio e un amico mi ha annotato il suo  numero di scarpe perché gliene porti un paio. Mi salutano anche se  ancora non me ne vado. Non ho neppure una data di volo”.

“Ma il 14 gennaio  qualcosa è cambiato nella mia vita, perché è entrata in vigore la  Riforma Migratoria annunciata lo scorso ottobre. Dopo un’attesa di 24  ore all’esterno del Dipartimento Immigrazione e Ufficio Estero (DIE), ho  saputo che finalmente mi rilasceranno un nuovo passaporto. Dopo venti  “carte bianche” negate in meno di cinque anni, confesso che ero scettica  e non nutrivo molte speranze. Ancora adesso, crederò di aver raggiunto  il mio obiettivo solo quando mi vedrò dentro un aereo in procinto di  alzarsi in volo”. Il passaporto è arrivato e ora sembra mancare davvero molto poco al decollo di quell’aereo.