Yoani Sánchez, Qualcosa in più di un cavo

latencies-to-cuba-annotatedIl nuovo post di Yoani ha per tema il cavo di fibra ottica Cuba – Venezela, in funzione da due anni, ma in pratica inutilizzato. Il vero tema è un Parlamento asservito, un stampa di regime che scrive a comando, un popolo annichilito da anni di dittatura. Il finale è molto interessante, perché la blogger – finalmente! – se la prende anche con i cubani. Sono veri cittadini coloro che accettano passivamente il fatto di essere la nazione con minor collegamento a Internet di tutto l’emisfero? Perché non si ribellano come accade da altre parti?

Gordiano Lupi

 

 

Qualcosa in più di un cavo

di Yoani Sanchez

A dicembre si è riunito il nostro parlamento. Un gruppo di persone caratterizzato da età, origini sociali, razze e generi diversi, ma con identica fede politica. Oltre seicento deputati che dicono di rappresentare una nazione, mentre in realtà parlano solo in nome di un’ideologia. Il pluralismo è soltanto una finzione, fondata su statistiche studiate per impressionare, visto il numero di donne, giovani, meticci e operai che compongono il parlamento, anche se non esiste alcuna diversità di pensiero. Un arcobaleno con sette strisce dello stesso colore, o meglio, una tavolozza che contiene solo rosso e verde oliva. Ma oggi non voglio occuparmi tanto di questo docile gruppo di individui che applaude nel Palazzo delle Convenzioni, quanto del cavo di fibra ottica tra Cuba e Venezuela.

Quando il mese scorso il ministro delle Telecomunicazioni e Informatica ha riferito davanti all’Assemblea Nazionale, la stampa non ha fatto parola in merito al cavo Alba-1. In realtà, da agosto 2012, secondo quanto scrive oggi il periodico Granma (http://www.granma.cubaweb.cu/2013/01/24/nacional/artic04.html), l’impianto sottomarino era attivo per “traffico di voce corrispondente a telefonia internazionale”. Ciò vuol dire che quando Maimir Mesa ha parlato davanti al parlamento conosceva la notizia, ma ha scelto di non divulgarla. Perché? Forse temeva che un tale annuncio avrebbe ravvivato l’ansia, tra noi molto diffusa, di poterci collegare a Internet? Forse ci ha nascosto certi dati perché non conosce altra strategia informativa che non sia il segreto. “Meno cose sanno, meglio è”, sembra essere il motto dei nostri dirigenti.

Malgrado ciò, questo mondo è un fazzoletto, una palla da baseball, un’arancia aspra e piccolina. Alcuni giorni fa, la ditta nordamericana Renesys ha annunciato (vedi http://www.renesys.com/blog/2013/01/cuban-mystery-cable-activated.shtml e anche http://www.renesys.com/blog/2013/01/cuban-fiber-completo.shtml) che aveva notato segni di vita nell’Alba-1. In un primo tempo si è trattato di un traffico in una sola direzione, che dopo si è completato con uno scambio di kilobytes. Il cavo era vivo e vegeto. Due anni dopo il suo arrivo in terra cubana, con un costo di 70 milioni e 1.600 chilometri di lunghezza, il lungo serpente di fibra ottica cominciava a funzionare. Ce ne siamo dovuti rende conto, come succede tante volte, grazie ai mezzi di comunicazione stranieri. Solo quando la notizia era disponibile ovunque, questa mattina la stampa nazionale si è decisa a confermarla con un articolo molto sintetico. Il solito pezzo avverte: “La messa in funzione del cavo sottomarino non significherà automaticamente che si moltiplicheranno le possibilità di accesso”.

La verità è che non credo più a niente e a nessuno. Non posso credere a una passiva Assemblea Nazionale, né a un ministro che tiene segrete le informazioni, né ai giornalisti ufficiali che hanno assistito a quella riunione parlamentare ma non hanno riportato l’assenza di un argomento così importante, né a un quotidiano che si pronuncia solo quando vengono svelati i suoi silenzi. Ancor meno credo nel carattere di veri cittadini di tutti quei milioni di cubani che hanno accettato in silenzio una situazione che comporta il minor acceso a Internet di tutto il nostro emisfero.

Traduzione di Gordiano Lupi –   http://www.infol.it/lupi          

 

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