Yoani Sanchez. TeleSUR contro Paraboliche

La presentadora de noticias Marcela Eredia durante una emisión periodística de Telesur, ayer desde CaracasUn’antenna con i baffi sporge dalla finestra, ma è soltanto una mascherata, una simulazione. Il segnale televisivo in realtà proviene da un cavo che attraversa alcuni tetti e una strada. L’impianto illegale porta a diverse famiglie una selezione di cartoni animati, telenovelas e programmi musicali per la modica cifra di dieci pesos convertibili al mese. Soltanto il padrone dell’antenna parabolica è in grado di decidere che cosa si può vedere in ogni istante della giornata. Con il controllo remoto nelle sue mani, ha il potere di cambiare canale e scegliere a che cosa avranno accesso tutti i clienti della sua rete. Evita gli argomenti politici per non crearsi problemi, mentre privilegia i reality show. Il risultato finale è una televisione di puro svago, per fuggire dalla quotidianità, un compendio di poco valore culturale sbilanciato verso il divertimento.

Come concorrente di questa “programmazione privata”, a partire dalla prossima domenica si presenta TeleSUR, il canale venezuelano che trasmette via satellite. Per anni noi cubani abbiamo avuto accesso solo a tre ore in differita della programmazione di questa multinazionale. Adesso disporremo di 13 ore e 30 minuti delle sue trasmissioni in diretta, con contenuti che vanno dall’informativo all’educativo; dalla cronaca nera alla trasmissione di giochi sportivi professionistici. Una novità, senza dubbio, che non sarà esente da un alto grado di contaminazione ideologica. TeleSUR ricorda la produzione del nostro Istituto Cubano di Radio e Televisione, perché diffonde il solito assioma: i paesi dell’ALBA sono vicini al paradiso mentre il resto del mondo è a un passo dall’inferno. 

Fortunatamente non dobbiamo scegliere solo tra queste due opzioni. La filtrata antenna parabolica o la parziale visione di TeleSUR non sono – oggi come oggi – le nostre uniche possibilità.  Da alcuni mesi si è allargata l’offerta di pacchetti acquistabili sul mercato alternativo, che riuniscono documentari e serie televisive. Una televisione a richiesta, una programmazione secondo il gusto personale distribuita grazie a supporti digitali come dischetti e memorie USB. Se la produzione nazionale non si diversifica e non amplia i suoi orizzonti, perderà una parte di audience a vantaggio di questi nuovi concorrenti e finirà per essere un contenitore di programmi prelevati o piratati da altre televisioni, una sovrapposizione di materiali audiovisivi poco attraenti e privi di una personalità propria.

 

Traduzione di Gordiano Lupi – http://www.infol.it/lupi

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