Virgilio Piñera. Parecchie birre (1951)

70_04da El que vino a salvarme (1970)

Gli eventi che sto per raccontare accaddero vent’anni fa.

Una sera molto calda si presentò in casa di Far un uomo dall’aspetto distinto, vicino alla cinquantina, bei capelli, vestito con abiti molto buoni, con una sigaretta in mano, aria distratta, mani curate. Se non era un gran signore, aveva comunque l’aspetto di chi aspira a frequentazioni aristocratiche.

Saluto dentale. Lasciò giacca e guanti sul tavolo. Fece alcuni passi in avanti per accarezzare il gatto di Far. Tossì leggermente. Guardò di sbieco (un modo per indicare a Far di offrirgli una sedia). Quando fu seduto, rassettò, senza darlo troppo a vedere, la piega dei pantaloni.  Subito dopo entrò in argomento.

– Voglio uccidere un’intera famiglia – disse, scandendo bene le parole, anche se con tatto e intonazione abbastanza velati come per non spaventare Far. Fece una pausa, quindi tornò a dire:

– Voglio uccidere un’intera famiglia.

Fece una pausa. Dopo:

– Come?

– Vendetta – rispose il signore -. Nell’ultimo ballo del Casino mia figlia fu invitata a danzare una volta in meno rispetto alla figlia del padrone della birreria Azut. Loro sono dieci, padre e madre compresi. Tutti pieni di vita, di illusioni, di birra. Noi, voglio dire la mia famiglia, siamo undici, altrettanto pieno di vita, di illusioni, di birra. Bene, voglio uccidere l’intera famiglia Azut. Ma non voglio essere l’autore materiale del delitto.

Alzò una mano come se temesse di essere interrotto e disse un poco infervorato:

– Voglio essere soltanto l’autore intellettuale!

In quel momento si udì una voce di donna.

– Chi c’è in questa stanza? – domandò il signore.

– È mia moglie – rispose Far -. Moglie, vieni, abbiamo una visita.

La bella donna entra. Far fa le presentazioni di rito:

– Mud, il signore vuole uccidere un’intera famiglia.

– … un’intera famiglia – ripetè Mud -. Lo sapevo già. Ero dietro la tenda.

– Avevo pensato di avvelenarli con il gas – dice il signore -. Posso pagare qualcuno per rompere i tubi del gas durante la notte. Ma sarebbe troppo semplicistico. Voglio qualcosa di più elaborato. Che ne pensate, amici?

Far disse che un centinaio di colpi d’ascia non sarebbero stati una cattiva idea. Mud optò per un’impiccagione di massa, in aperta campagna, tutti nudi, dopo aver violentato le donne e castrato gli uomini. Venne servito il caffè. Seguì una chiacchierata molto animata. I progetti criminali si succedevano vertiginosamente. Si parlò anche di onorari. Non mancava niente! Assassini lautamente retribuiti. Discrezione e persino impunità.

– Impunità? – dissero all’unisono Far e Mud.

– E come ottenerla?

– Voi giustiziate, io mi dichiaro autore del fatto – rispose il signore.

Brindisi, strette di mano. Quando il signore è per strada, Mud gli grida dalla sua finestra.

– Signore, signore, ha dimenticato i suoi guanti!

Un crimine tra i più orribili. Far ordinò la costruzione di una bottiglia di vetro di proporzioni colossali. Di colore bianco. Due metri di altezza, tre di diametro. Cristallo a prova di proiettili e di ogni cosa. La bottiglia venne messa sopra un pianale chiuso nella parte terminale da tendaggi neri. La musica di fondo non poteva mancare. A destra della bottiglia, tutto ciò che il gusto più raffinato può pretendere in un five o’clock tea. A sinistra, un gruppo di cineasti pronto a immortalare la famiglia Azut. Tutt’intorno circola un’aria deliziosa.

Davanti alla bottiglia si vede una di quelle sedie di stoffa usate dai registi cinematografici. Seduto sulla sedia c’è il signore. Ingresso di Far e Mud. Famiglia del birraio Azut malauguratamente legata per le mani. A un segnale, la bottiglia si apre come un emisfero. La Famiglia Azut deve entrare nella bottiglia. Scalciano un poco, ma la pressione di Far li sottomette. Non senza dignità – bisogna riconoscerlo – prendono posto nella bottiglia. Mud, arrampicata in una torretta, preme la valvola. La bottiglia comincia a riempirsi.

– Di birra – spiega al lettore il signore. E si mangia un gateaux squisito.

– Macchina da presa! – aggiunge con la bocca piena. Far aziona la macchina da presa. Tensione. All’interno della bottiglia, come si può supporre, la Famiglia Azut si consegna al memento mori. Agonia: molto lunga. La mamma rifiuta di arrampicarsi sulle spalle dell’industriale, suo marito. In cambio, le figlie, più moderne, salgono sopra le loro sorelle. Tempo: due ore, e la birra avrà svolto il suo compito.

Come abbiamo detto al principio, vent’anni dopo questo “assassinio alla birra” troviamo Far e Mud favolosamente arricchiti, mentre vivono una rispettabile esistenza lontani dalla patria del crimine. Adesso è notte. Far e Mud servono una cena principesca. Tra gli invitati, un giovanotto bellissimo dai modi raffinati, già pieno di vizi incantatori. Accanto a lui un venerabile anziano che, sebbene sull’orlo della tomba, si mantiene degnamente in piedi (con il piede che scivola ma che non si lascia andare con viltà). Ridono o sorridono. Belle dame, vestiti di seta in quantità imbarazzante. Dio mio, quanta seta! Ballerine nude perlustrano la flotta di frac, tacchini reali, tacchini ripieni. Com’è prevedibile la vita in certi saloni! Entrare e uscire, stappare, in gran quantità, lo champagne o il cianuro. Cavaliere, lei è unico! L’incanto d’un valzer.  Salone – calpestato – da – scarpe – di – lamé – d’ – oro – macchiate – di – cognac.

Porta d’onore. Uscita. Divine automobili partono, incollate a terra, con foulard di pizzo. Pochi curiosi. È molto tardi. Costumi semplici non permettono di fare le ore piccole. L’aria è una meraviglia. Poche risa, quel che serve per non pensare a una bara. La porta d’onore alla fine si chiude. Le luci sono spente dalla servitù. Restano solo – per usare un linguaggio nautico – quelle di posizione.

Far y Mud sono molto contenti. Stanno già per uscire dal grande salone e dirigersi verso i loro letti quando sulla parete liscia di stucco bianco appare uno schermo da proiezione. Nel centro del salone, il vecchio e il giovanotto seduti proprio come al cinema. Fanno segni a Far e a Mud di prendere posto accanto a loro. Far e Mud accettano (accettano perché i grandi signori accettano sempre, non obbediscono mai). Perfetto. L’anziano sull’orlo della tomba esclama:

– Proiezione!

Rumore singolare. Lo schermo mostra subito eleganti lettere nere: “Morte della famiglia Azut”.

Il crimine vent’anni dopo passa sullo schermo. Il giovanotto ride a più non posso. L’anziano spiega a Far e a Mud che il giovanotto è l’unico sopravvissuto della famiglia Azut. Allora era un bambino di tre mesi, educato dall’anziano, che ha messo nella sua bella testolina il divertente film dell’inondazione mortale di genitori e fratelli. Il giovanotto mostra un gran senso del’umorismo mentre vede la madre raggomitolata in fondo alla bottiglia, il padre umiliato attaccato alle pareti della bottiglia, i fratellini e le sorelline, moderni, molto moderni…Risata stentorea davanti ai genitori che perdono tutto meno che l’onore.

L’anziano dice:

– Io, autore intellettuale. Loro – indica Far e Mud -, autori materiali. Far e Mud sorpresi e disgustati: un fatto avvenuto vent’anni prima non ha niente a che vedere con l’attuale modo di vita. Rapido oblio, non menzionare la corda in casa dell’impiccato. Eleganza, molta eleganza. In ogni caso riconoscono che il film è delizioso, piacevole. Il cinema fa prodigi. Vorrebbero avere una copia del film. Ci saranno sempre notti noiose in una vita sontuosa.

L’aria circola divinamente. Sbadigli, voi sapete… Il giorno intero nei preparativi soirée. La notte ancora più spossante. Sbadigli, sonno, molto sonno, sonno riparatore, sonno profondo. Il giovanotto, tra gli sbadigli, ride sempre della comicità di genitori e fratelli nella bottiglia di birra. Sopra, i letti attendono gli ospiti. A sinistra. Scala a chiocciola. Lì valet attende. Sonno, sbadigli. Inciampano salendo. Domani sarà un altro giorno. 

 

 

Traduzione di Gordiano Lupi

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