Il segreto del “metodo cubano”: perché la dittatura resiste – l’opportunismo

aphoto81820da unitalianainecuador ~ – Blog sull’America Latina

cos’ha il regime cubano di diverso dagli altri nel mondo?

Cammino per le strade cubane e vedo decine, centinaia di persone che nel chiuso delle loro case, e con il conforto dei propri familiari o amici più intimi, silamentano di tutte le carenze, le restrizioni le incongruenze, le menzogne. Eppure nessuno di loro è disposto a far nulla per cambiare la realtà; lottano tutti per cambiare la loro personale situazione e quella dei propri cari, ma nessuno scende in strada a manifestare, nessuno difende le persone che hanno deciso di farlo e per questo vengono punite!

Mi sono a lungo detta che ci sono ragioni legate all’opportunismo dietro questa condizione: il cameriere che lavora nella gelateria Coppelia in qualsiasi altra parte del mondo sarebbe uno che fa i salti mortali per sbarcare il lunario. A Cuba ha uno status! Può rubare il gelato allo Stato e rivenderlo al doppio del prezzo sul mercato nero, e così godere di una condizione economica di molto superiore alla media nazionale. Il ragazzo che vende hot dog per strada non è uno che cerca di arrotondare, ma è un ricco, uno che non ha problemi con le ragazze, uno che “risolve“, che bada alla sua famiglia, e che ha un certo stile di vita (mentre all’estero sarebbe uno sfigato qualunque!)

La cosa che più mi sconcerta è, però, vedere come i cittadini siano disposti a farsi mettere i piedi in testa dai loro stessi connazionali! Nessuno ha nulla da obiettare contro i furti: è giusto che i lavoratori rubino allo Stato come segno di vendetta per tutte le ristrettezze in cui sono obbligati a vivere. Uno dei detti che più mi piacciono di Cuba è “Loro fanno finta di pagarci, e noi facciamo finta di lavorare!” Chiunque non solo lo giustifica, ma addirittura anela a quella stessa posizione! E infatti i posti di lavoro nei negozi e nei ristoranti sono molto più ambiti di quelli all’Università! Ma è anche ovvio che il cameriere di Coppelia che vende il gelato al mercato nero per migliorare la propria situazione economica sta fottendo i propri concittadini e non lo Stato! Sono loro che devono fare ore in fila per l’inefficienza dei lavoratori, e che quando finalmente arrivano a sedersi al tavolino della gelateria si devono accontentare di quello che c’è perchè tutto il resto se lo sono già rubato gli altri! Sono loro che per mesi non trovano carta igienica nei negozi perchè i venditori la stanno tenendo da parte per far salire il prezzo e si devono pulire il culo con i pezzetti ritagliati del giornale! E a nessuno viene in mente di reclamare contro questi ulteriori tirannie dei cubani sui cubani, anzi! Tutti sperano di poter anche loro un giorno arrivare a poter esercitarle sugli altri!

Per questo sono arrivata alla convinzione che una delle condizioni che rendono possibile il mantenimento del governo cubano sia l’opportunismo: la miseria ha scatenato una guerra tra poveri, un tutti contro tutti che è la prerogativa sufficiente e necessaria alla giustificazione di qualsiasi egoismo e personalismo. Sono però anche convinta che, paradossalmente, alla base di questo egoismo ci sia una paradossale solidarietà di fondo: io oggi permetto a te di fregarmi perchè quando ne avrò io l’occasione, tu lo permetterai a me, e così ci arricchiremo tutti e due, l’uno alle spalle dell’altro!

Ma questi opportunismi personali sono una spiegazione sufficiente? Forse possono essere una delle concause, ma non la più importante. Ho sempre avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di più intrinseco nella società cubana che spiegasse il fenomeno. Qualcosa che appartiene solo al modello cubano, e che spiegasse come delle persone conosciute per essere attive e reattive, diventassero improvvisamente apatiche ed incapaci di reagire nei confronti dello Stato (posto che la paura per me non è una ragione sufficientemente forte).

Poi, l’altro ieri, mentre stavo festeggiando la Vigilia di Natale con amici cubani in Ecuador, mi sono guardata intorno, e di colpo ho capito…

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