Pedro Juan Gutierrez, Leaving Las Vegas

2004_PHOTO_FR

Solo un poeta perdinotte
adopera ancora il gracidìo delle rane,
il sibilìo dei pini nelle notti di luna,
le lucciole,
le conchiglie gonfie di schiuma
tra le onde e gli scogli,
le praterie col grano dorato.
La realtà è che nessuno trasmette oramai
tanta pace e silenzio.
Suona anche ridicolo.
Il processo civilizzatorio
attraversa il disordine,
e lo incrementa.

Ora le immagini sono sfocate,
il rumore impreciso,
i sentimenti aggresivi
con odio, rancore, prigione.
Le nuvole nere
cariche d’elettricità.
Non esistono più le nuvole rosate del tramonto.
E se ci sono il poeta non vede nulla.
Il poeta fugge da quest’isola alla fine
in una zattera.
Lasciandosi dietro la baia di Matanzas
e i suoi fantasmi.
Città di poeti disperati.
Città avvelenata come un vizio.
Alla fine, quando Matanzas
diventa una chiazza scura,
si suicida a Las Vegas
usando il metodo perfetto del coma alcolico:
tracanna una bottiglia di whisky
in veinte secondi.
E muore in un bagno pubblico,
febbrile,
cerchiato da sconosciuti
e curiosi.
Guardano indifferenti
la breve agonia
e lo spasimo finale.
Qualcuno fa il numero delle emergenze
e tutti si allontanano prima che arrivi la polizia.

Anni dopo
qualcuno pubblica
una manciata di poesie
che dimenticò in un cassetto.
“Invecchiare è il modo più assurdo
di suicidio.”
“Mi ritiro per un po’,
non è morire.
Quindi ciao per ora,
amici.”

Nessuno capisce
che cazzo è capitato
né perché se n’è andato
su una zattera malferma.
Perché è vissuto atterrito
nell’irriquietezza
di una angoscia schizofrenica.
“Ho vissuto così in fretta
che non me sono accorto di me stesso,
non mi sono decifrato.”
Oh, terribile poeta suicida.
Le dita fugaci della morte.
Sospetto che sei stato un prescelto.
E poi: non ci sono tante strade da percorrere
come ci piace credere.
È un’idea confortevole.
Ma sbagliata.
Finora l’unica verità
è che non possiamo tornare
dalla stessa strada.
Arriviamo a un punto
senza ritorno.
Solo l’oblio.
Punto e a capo.

Ringrazio
per lo spettacolare
e meraviglioso saluto.

Allora metto su quel disco di Chet Baker
That old feeling.
E mi dico:
Dimentica la storia
della nostra generazione disincantata.
Siamo dei perduti
ma in quest’isola tutte le generazioni
finiscono ugualmente fottute.
Una dopo l’altra.
Ognuna accumula sangue e merda
e la lascia alla seguente.
Così è meglio che sorridiamo.
Bisogna sempre iniziare.
Una volta e un’altra ancora.
Fino all’ultimo minuto.

[Da “Yo y una lujuriosa negra vieja”]

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