Yoani Sanchez. Festività natalizie private

img_1533Piccoli alberi di plastica spuntano da ogni parte, decorati con ghirlande conservate dagli anni precedenti e con una stella in fil di ferro sulla punta. Superbe conifere zeppe di addobbi vengono disposte nelle hall dei grandi alberghi e nelle sale delle abitazioni di Miramar. Luci, colori, melodie che si susseguono senza mai finire. In una strada di Nuevo Vedado i vicini di casa fanno a gara per vedere chi mette le decorazioni più sgargianti sulla balaustra dei balconi o nelle siepi dei giardini. Ma ci sono anche migliaia di abitazioni che non presentano un solo indizio delle prossime festività natalizie. Forse per ateismo, per mancanza di risorse o per semplice apatia nei confronti dei festeggiamenti. Che cosa dovremmo festeggiare? Risponderebbero molti cubani in caso di domanda.

I lavoratori privati durante queste ricorrenze natalizie si sono appropriati dei festeggiamenti di fine anno. Nei negozietti che vendono cibo, nelle stanzette che smerciano cianfrusaglie e nei ristoranti privati dell’Avana, si stanno decorando gli spazi con immagini di Santa Claus, palle di vetro e lucine intermittenti. Il settore privato dei servizi si differenzia in maniera sensibile dalle corrispettive attività statali per un’esplosione di colori e canti natalizi. Come se esagerare in addobbi e ornamenti fosse un modo per differenziarsi dai molti luoghi impersonali diretti da ministeri o istituzioni. Gli eccessi visivi di oggi molto probabilmente sono la riposta popolare alle troppe Vigilie di Natale trascorse parlando a voce bassa o addirittura senza festeggiare, quando possedere un albero con un presepe era un indizio di “deviazione ideologica”.

Resta ancora il ricordo di una circolare, attribuita all’attuale vicepresidente José Ramón Machado Ventura, che proibiva gli alberi di Natale nei luoghi pubblici. Un tentativo fallito di regolamentare persino come festeggiare la fine dell’anno e che – per fortuna – non è stato possibile sostenere per molto tempo. Certi eccessi di prescrizioni e una falsa austerità hanno prodotto l’esuberanza attuale. Molti cubani vogliono avere l’immagine della Vergine e del bambino nelle sale delle loro case, anche se non sanno neppure se mettere fieno o neve ai piedi del presepe. Da ogni parte vediamo corone rosso fuoco, luci che lampeggiano e volti paffutelli con in testa un cappello appuntito. Troppi dicembre passati nell’incertezza tra il “non si può” e “si può fare”, hanno alimentato questo furore natalizio. Adesso sono davvero in pochi a lasciare le ghirlande riposte nelle scatole o la stella in fil di ferro, con le sue cinque punte, in qualche cassetto.

Traduzione di Gordiano Lupi

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