Zucchero: «Cuba era il mio sogno. Non sono qui per fare politica»

zucchero1_2012L’AVANA (Cuba) – «Era un desiderio, un sogno, una sfida. Adesso il gol è fatto». A fine show Zucchero si lascia andare. Il concerto all’Avana lo sognava da anni. «Ci pensai dopo quello al Cremlino del 1991 – ricorda -. A quel tempo mi guidava un filo ideologico, poi è diventata una promessa, un po’ egoista, che mi sono fatto per sentirmi vivo: se stessi a sentire i fan continuerei a rifare “Con le mani” all’infinito». La sfida è stata doppia. Prima logistica. Tutto il materiale e gli impianti sono stati spediti via container: «Qui le attrezzature sono ferme agli anni 60 e non mi volevo accontentare». Un impegno da 400 mila euro. E poi c’era anche la paura che non ci fosse pubblico, nonostante l’ingresso gratuito: «Non si usano manifesti e tutto si basa su volantini e passaparola».

Sabato sera invece sono arrivati in 35 mila – studenti, famiglie, e anche qualche turista italiano – al parco dell’Istituto Superiore d’Arte con ingresso gratuito.

Il colpo d’occhio gioca con l’iconografia dell’isola. Due arrotolatrici di sigari ai lati del palco, sullo sfondo la gigantesca sagoma in cartapesta di una delle auto americane anni 50 che ancora oggi girano per le strade della città, e tre coriste in costume caraibico. E poi una ventina di musicisti con una sezione di fiati e cinque percussionisti (doppia batteria) a dettare i colori e i ritmi.

«Conosco la musica di Zucchero da anni e la amo perché è ricca e movimentata – commenta Cristina Real, 50enne in basco nero e con tanta voglia di ballare -. E che lui sia qui è importante per il popolo cubano. Di concerti con queste luci e questa scenografia noi non ne vediamo».

Dopo aver fatto scatenare il pubblico con «Baila (Sexy Thing)», accompagnato dai Buona Fe che avevano aperto la serata, Zu cita il Che: «Bisogna essere duri, senza perdere la tenerezza». E via sulle note morbide di «Everybody’s Got to Learn Sometime», «God Bless the Child» e «Asi celeste». Non solo le canzoni di «La sesion cubana», l’album di cover, inediti e successi riletti in chiave latin, registrato quest’estate all’Avana con musicisti cubani. «Non mi sono snaturato completamente – spiega -. Se qualcuno vuole due ore e mezzo solo di rumba e compagnia vada al Tropicana… Però quando partono le percussioni si scatena l’inferno». «Guantanamera», inno non ufficiale del Paese, si porta dietro il coro di tutti. «Lui è come Santana per come sa mischiare rock e musica latina. E la sua voce è come quella di Joe Cocker», commentano entusiasti Daniel e Ivon.

 «Ave Maria no morro» è dedicata a Santiago, la città nel sud dell’isola devastata dall’uragano: «Si parla di quello che Sandy ha fatto negli Stati Uniti, ma non degli 11 morti e delle epidemie che ha portato qui. Fidel Castro sarà giudicato dalla storia, ma l’embargo deve finire», spiega più tardi. Nel testo di «Spicinfrin Boy» spuntano le parole di «Instant Karma» di John Lennon, nel giorno dell’anniversario della morte. Il primo bis è «Miserere» e la voce di Pavarotti strappa applausi. «Avrebbe voluto cantare qui, ma gli venne sconsigliato, come anche a me, per evitare ripercussioni sulla carriera americana». Qualcuno lo ha criticato per non aver mai parlato dei dissidenti. «Si solleva un polverone gratuito per uno spettacolo che non deve avere connotazione politica. E poi vorrei capire cosa ci guadagnerei io da tutto questo. Tra l’altro Mariela Castro (figlia di Raul Castro ndr) mi aveva chiesto di parlare dei cinque agenti cubani arrestati anni fa e ancora in prigione negli Usa, anche solo con un Obama gimme five, ma mi sono rifiutato».

Il concerto sarà trasmesso a gennaio su Rai2. Il tour partirà più avanti – il debutto saranno tre date all’Arena di Verona (30 aprile, 1 e 2 maggio) -, ma Zucchero pensa già al prossimo progetto. «Penso a Morricone: mie musiche arrangiate da lui o musiche sue e testi miei».

Andrea Laffranchi (Repubblica)