Yoani Sanchez. Le mie preoccupazioni

Mi preoccupa quel vecchietto che dopo aver lavorato per tutta la vita adesso vende sigarette sciolte all’angolo della strada. Mi preoccupa la ragazza che si guarda allo specchio e valuta il suo corpo per il “mercato del sesso”, dove potrà incontrare uno straniero che la porti via da qui. Mi preoccupa il nero con la pelle sciupata che per quanto si alzi presto non potrà mai ottenere un posto di responsabilità per colpa di quel razzismo – visibile e invisibile – che lo condanna a un impiego inferiore. Mi preoccupa la quarantenne con le rughe scavate che paga automaticamente la quota del sindacato anche se intuisce che nella prossima riunione le annunceranno che è rimasta senza lavoro. Mi preoccupa l’adolescente di provincia che sogna di scappare all’Avana perché nel suo paesino lo attendono soltanto privazioni, un posto di lavoro mal pagato e l’alcol.

Mi preoccupano le amiche insieme alle quali sono cresciuta e che adesso – con il passare degli anni – possiedono meno cose, soffrono di più. Mi preoccupa il tassista che deve portare un machete nascosto sotto il sedile perché la delinquenza è in crescita anche se i giornali evitano di parlarne. Mi preoccupa la vicina che viene a metà del mese a chiedere in prestito un po’ di riso, nonostante sappia che non potrà mai restituirlo. Mi preoccupano quelle persone che si precipitano davanti alle macellerie non appena arriva il pollo del mercato razionato, perché se non lo comprano il giorno stesso i loro familiari non li perdoneranno. Mi preoccupa l’accademico che tace perché su di lui non cadano sospetti e insulti ideologici. Mi preoccupa l’uomo maturo che ha creduto, che adesso non crede più, ma è terrorizzato al pensiero di un possibile cambiamento. Mi preoccupa il bambino che ha riposto i suoi sogni sulla fuga in un altro paese, verso una realtà che non conosce e una cultura che non comprende.

Mi preoccupa la gente che può vedere solo la televisione ufficiale e leggere soltanto i libri pubblicati dalle case editrici ufficiali. Mi preoccupa il contadino che nasconde nel fondo della valigia il formaggio che venderà in città, per evitare i controlli di polizia. Mi preoccupa l’anziana che dice: “Questo sì che è caffè”, quando la figlia emigrata le invia un pacchetto con qualcosa da mangiare e un po’ di denaro. Mi preoccupano le persone che sono sempre più indifese da un punto di vista economico e sociale, che dormono sotto i porticati dell’Avana, che cercano cibo nei bidoni della spazzatura. E mi preoccupano non tanto per la miseria delle loro vite, quanto perché ogni volta restano sempre più al margine dei ragionamenti e della politica. Ho il timore, la grande preoccupazione, che il numero dei diseredati sia in aumento e che non esistano i canali per riconoscere e risolvere la loro situazione.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

http://www.infol.it/lupi

 

Dal Twitter di Yoani: “Lo scrittore Angel Santiesteban informa che Antonio Rodiles è stato liberato, dopo aver sofferto lunghi giorni di carcere ed essersi viso comminare una multa di 800 pesos cubani. La notizia passa da telefono a telefono. Ho soltanto un gran desiderio di andare a casa sua e di abbracciarlo”.