Yoani Sanchez, Di chi è il cervello?

Intanto il Gran Colpevole  trova riparo dietro la saggia protezione della fronte.  

“Difesa del miocardio innocente”  

Rubén Martínez Villena  

 da La Stampa

La mia famiglia reclama per sé questo miscuglio di neuroni, rinforzato dalle cure che mi elargì da bambina. La maestra che mi insegnò a leggere esige il suo credito per quelle connessioni che aiutarono a unire pensiero e linguaggio. Ognuno dei miei amici potrebbe chiedere la sua parte, la sua porzione di corpo, per le gioie e i dispiaceri che caratterizzarono fragili istanti. Persino il bambino che passò davanti ai miei occhi per un istante, avrebbe diritto a una parte della mia corteccia cerebrale, perché la sua visione ha lasciato un piccolo ricordo nella mia memoria.  

Tutti i libri che ho letto, i gelati che ho mangiato, i baci dati con freddezza o con passione, i film che ho visto, il caffè del mattino e le grida dei vicini… a loro appartiene una porzione di questa massa grigia che porto dietro la fronte. Al gatto che fa le fusa e tira fuori le unghie, al poliziotto che controlla e fa trillare il fischio, alla funzionaria che si aggiusta l’uniforme militare e dice “no”, al professore mediocre che scrive geografia senza accento e al conferenziere brillante le cui parole sembrano aprire porte, spalancare finestre. A loro dovrei consegnare – una dopo l’altra – le mie cellule cerebrali, perché in esse sono riuscite a imprimere segni indelebili. Dovrei distribuire i miei neuroni tra milioni di persone, vive o morte, a quelle che conobbi o che semplicemente ascoltai in una nota musicale o grazie ai loro versi.  

Bene, secondo il decreto legge 302, che regola anche i viaggi dei professionisti all’estero, il mio cervello – come succede a ogni laureato – non mi appartiene. Ogni piega di questo organo è proprietà – secondo la nuova legislazione – di un sistema educativo che proclama la sua gratuità per poi farsi pagare con la proprietà del nostro intelletto. Le autorità che regolano la possibilità di uscire da questa Isola, credono che un cittadino qualificato sia un semplice agglomerato di materia cerebrale “formata” dallo Stato. Ma reclamare diritti di utilizzo sulla mente umana è come cercare di mettere le porte al mare… tentare di incatenare ogni neurone.  

 

Traduzione di Gordiano Lupi  

www.infol.it/lupi  

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