Yoani Sanchez. I media cubani ignorano la morte di Gutiérrez Menoyo

di Yoani Sánchez – da El País, 26 ottobre 2012

 

“Mio padre è morto dove voleva”, dice la figlia del comandante rivoluzionario che sfidò Castro, morto all’Avana all’età di 77 anni.

I media ufficiali fino a questo momento hanno ignorato la notizia della morte di Eloy Gutiérrez Menoyo, comandante della rivoluzione cubana diventato oppositore del castrismo, morto venerdì scorso, all’Avana, all’età di 77 anni. Flor Ester Torres Sanabria, moglie dello scomparso, ha diffuso alla stampa la notizia del decesso, dopo aver informato familiari e amici. Gutiérrez Menoyo nacque a Madrid l’8 dicembre del 1934 e prese parte alla lotta rivoluzionaria che portò Fidel Castro al potere. Si trasferì a Cuba insieme alla famiglia nel 1945, dopo aver perso uno dei fratelli nella battaglia di Majadahonda, mentre combatteva a fianco delle forze della Repubblica. Nella maggiore delle Antille morirà Carlos, un altro fratello, caduto nel 1957 durante l’attacco al palazzo presidenziale. L’azione aveva l’obiettivo di eliminare il dittatore Fulgencio Batista e tra i partecipanti c’era anche Eloy Gutiérrez Menoyo. Membro del Directorio Revolucionario, a 22 anni divenne uno dei principali dirigenti rivoluzionari dell’Avana. Durante la guerriglia fondò e diresse il Secondo Fronte, ubicato nelle montagne dell’Escambray, nella zona centrale di Cuba. Al trionfo della Rivoluzione, nel 1959, entrò a far parte delle Forze Armate Rivoluzionarie, ma il suo disaccordo con il governo di Fidel Castro divenne sempre più insanabile. Nel 1961 uscì dall’isola, per rientrare nel 1964 capeggiando un gruppo di esuli che volevano far cadere il regime dell’Avana. Fu fatto prigioniero e condannato a 30 anni di carcere. Trascorse 22 anni in prigione, in condizioni durissime, la sua salute si deteriorò, perse la vista a un occhio e buona parte delle capacità uditive. Fu scarcerato nel 1983, per merito della mediazione del governo di Felipe González, si stabilì per un certo periodo di tempo in Spagna, infine scelse come esilio la città di Miami. Fondò l’organizzazione Cambio Cubano, duramente criticata da settori dell’esilio per aver promosso il dialogo con le autorità cubane. In quella nuova fase della sua vita riuscì a rientrare diverse volte sull’isola, giungendo persino a intervistare Fidel Castro. Nel 2003, mentre si trovava a Cuba, annunciò che sarebbe rimasto sull’isola definitivamente. La sua decisione violava le leggi migratorie, ma le autorità gli permisero di restare anche se non regolarizzarono mai la sua strana situazione. Nelle sue prime dichiarazioni dopo aver deciso di restare a Cuba, Gutiérrez Menoyo confermò di voler fare opposizione al regime. Malgrado ciò, le precarie situazioni di salute limitarono molto la sua attività politica. Nel suo testamento, pubblicato da El País, conferma che non gli era stato rilasciata la carta d’identità e che non gli era stato concesso lo spazio politico di cui un tempo aveva discusso con il governo cubano. Patricia Gutiérrez Menoyo, figlia del comandante, ha assicurato che suo padre era morto dove voleva. “Mio padre è stato una persone molto coraggiosa, ma anche il guerriero più dolce che ho conosciuto”, ha sottolineato la figlia, che vive a Porto Rico.

Le ultime frasi scritte da Gutiérrez Menoyo sono ottimiste: “Il futuro di Cuba si basa sulla forza travolgente di questa isola; sulla dolcezza infinita della donna cubana; sulle potenzialità innovatrici della sua gente più semplice. La nazione cubana resisterà a tutti i cicloni della storia e a tutti i dittatori”.

Nella sera di venerdì il corpo di Eloy Gutiérrez Menoyo è stato vegliato in un obitorio centrale della capitale, mentre sabato è stato cremato. Le nuove generazioni di cubani non conoscono il nome di Menoyo, confuso nella nebbia del tempo della storia, ma chi l’ha conosciuto sa che abbiamo perso un buon uomo, preoccupato per le sorti d’una patria adottiva che sentiva sua.

Traduzione di Gordiano Lupi

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