Sette proposte dopo il passaggio di Sandy

Di Yoani Sanchez da La Stampa

Migliaia di persone che vivono nell’Oriente cubano non dimenticheranno mai le prime ore del mattino di giovedì scorso. Il vento, i tetti che volano, le forti piogge, gli alberi che cadono su strade e case, saranno il ricordo perenne dell’uragano Sandy. Non riusciranno mai a togliersi di mente la prima notte, dopo il disastro, quando da un letto malconcio o da un divano a pezzi si sono resi conto che tra i loro volti e la notte stellata non c’era più separazione. Alcuni hanno perso tutto, anche se non avevano molto. Altri si sono visti portare via dall’uragano le modeste proprietà messe da parte con i sacrifici di una vita. Un dramma umano si è abbattuto su una zona già segnata da carenze materiali, emigrazione costante verso occidente e da epidemie di dengue e colera. Per i danneggiati piove sul bagnato, letteralmente e metaforicamente. La natura inasprisce il collasso economico e i problemi sociali di una regione del paese. Per questo dobbiamo moltiplicare la solidarietà, rimboccarci le maniche per aiutare a rimettere in piedi un’abitazione, dividere un pezzo di pane e farci in quattro per dare una mano agli sfortunati cubani che Sandy si è lasciato alle spalle.

Credo che tutti sappiamo ciò che possiamo dare e quel che siamo in grado di fare, ma nonostante tutto provo a rivolgere alcune proposte alle autorità cubane. Le decisioni che verranno prese nei prossimi giorni saranno determinanti per ridurre le dimensioni della tragedia. Spero che le autorità riescano a mettere da parte le differenze ideologiche e diano ascolto anche a noi cittadini che vogliamo contribuire al recupero del nostro paese. La solidarietà non deve essere monopolio istituzionale, non lo è mai stato, ed è proprio quella convinzione a far nascere proposte solidali, come le seguenti:

– Eliminare le tasse doganali per favorire l’ingresso nel paese di alimenti, medicinali, elettrodomestici e materiali da costruzione.

– Fare in modo che la cittadinanza si organizzi per raccogliere, trasportare e consegnare vestiti, medicine e altre risorse necessarie alle zone colpite.

– Stimolare e autorizzare la raccolta di fondi e risorse da parte degli emigrati cubani da portare sull’Isola, sia in maniera individuale che tramite gruppi e istituzioni.

– Sollecitare accertamenti e collaborazione da parte di organismi internazionali che forniscano aiuti, crediti e consulenze per fronteggiare il disastro.

– Semplificare nelle province più danneggiate tutte le pratiche per ottenere licenze edilizie e anche per l’assegnazione di terre in usufrutto.

– Decretare una moratoria nella riscossione delle imposte dai lavoratori privati delle regioni dove Sandy ha distrutto una parte importante delle infrastrutture economiche e agricole.

– Rinunciare al monopolio istituzionale sulla somministrazione della solidarietà, favorendo e rispettando l’esistenza di canali civici per distribuire gli aiuti.

Traduzione di Gordiano Lupi

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