Yoani Sanchez, L’urna, la barella

di Yoani Sanchez

Mattonelle alle pareti, un paravento ricoperto di tela verde, un tavolo metallico sul quale di solito si dispongono siringhe e cotone. Era proprio così il luogo dove questa mattina ho votato per eleggere il delegato all’Assemblea Municipale del Potere Popolare. Questa domenica un ambulatorio medico ha fatto le veci di un collegio elettorale per i residenti del quartiere. “Premonizione”, ho pensato soltanto a restare sola con la mia scheda accanto al grande lavandino dove si lavano gli strumenti ospedalieri. “Premonizione”, perché il mio paese è in pieno “coma” di abulia e apatia, e serve una rianimazione profonda – quasi una defibrillazione – capace di dare ai cittadini un effettivo potere decisionale. In 36 anni, da quando è stato creato il sistema elettorale vigente, non ci ha mai fatto capire di rappresentare il popolo di fronte al potere, ma ci siamo abituati all’esatto contrario.

Per questo, tra l’odore di formalina e una barella che spuntava in un angolo, ho annullato la mia scheda. Dopo anni di astensionismo, questa volta mi sono decisa a partecipare a dei comizi elettorali che non cambieranno proprio niente. Nessun delegato ratificato dal voto popolare potrà minimamente influire sui temi più scottanti della nostra realtà. Non conosciamo neppure il loro pensiero sulle grandi problematiche quotidiane, perché la legge elettorale ci permette soltanto di accedere a biografie munite di foto. E così oggi nel mio quartiere siamo stati convocati a scegliere tra due volti, tra due nomi, tra due curriculum… Proprio per questo motivo, diversi vicini e amici – consapevoli di quanto sia inutile riempire la scheda – hanno scelto di astenersi. Ma io volevo curiosare e tornare a esperimentare il nonsense di un pezzo di carta che non cambia niente, non decide, non smuove le acque.

Per prima cosa ho scritto la lettera “D”. Enorme, come un grido senza voce, abbozzando l’iniziale di un’idea a lungo desiderata: “Democrazia”. E l’ho fatto nel bel mezzo di una scenografia clinica in piena sintonia metaforica con il mio gesto di annullamento, con l’urgente riforma di cui in questo paese necessita l’istituzione del Potere Popolare. Una chirurgia profonda, un’estirpazione totale della docilità dell’Assemblea Nazionale, un electroshock di libertà affinché i parlamentari cessino di approvare all’unanimità e di applaudire senza pensare. Abbiamo bisogno di resuscitare, di rinascere come società e dobbiamo cominciare a comportarci da cittadini.

Traduzione di Gordiano Lupi

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