Yoani Sanchez. Riforma migratoria: rallegrarsi o adattarsi

 

di Yoani Sanchez

La mia valigia ha le rotelle consumate perchè da cinque anni la sposto da un angolo all’altro della casa. La biancheria intima riposta nel piccolo beauty-case si è stinta e ha gli elastici allentati. I biglietti aerei inutilizzati sono scaduti e, dopo aver cambiato data diverse volte, sono finiti nella spazzatura. Gli amici si sono congedati da me in molte occasioni ma non me ne sono mai andata; alla fine i nostri addii sono diventati routine. Il gatto si è impossessato di quel bagaglio a mano che non è mai riuscito a entrare in un aereo e la cagnolina ha mordicchiato le scarpe destinate a un viaggio che non ha potuto fare. L’immagine di una “Vergine del buon viaggio”, regalata da un amico, non ha resistito al passare del tempo e ha perduto persino lo splendore degli occhi. 

Dopo cinque anni che esigo di poter esercitare il mio diritto a viaggiare fuori dal paese, oggi mi sono svegliata apprendendo la notizia di una riforma migratoria. La prima impressione è stata quella di gridare un hurra! di buon mattino, ma mentre il giorno avanzava mi sono resa conto di tutte le mancanze della nuova legge. Finalmente sono stati eliminati il vergognoso Permesso di Uscita e l’altrettanto offensiva carta d’invito, necessari per uscire dal nostro stesso paese. Malgrado ciò, adesso in sede di rilascio e di convalida del passaporto si deciderà chi potrà oltrepassare le frontiere nazionali e chi no. I costi delle pratiche saranno più contenuti, credo che pure i tempi per esperirle diventeranno più rapidi, ma in ogni caso questa non è la nuova legge migratoria che stavamo aspettando. Troppo limitata, troppo rigida. Resta il fatto positivo di aver messo per scritto una legalità, a partire dalla quale cominceremo a esigere, protestare, denunciare. 

Nel mio caso, voglio credere – fino al 14 gennaio del 2013 – di non essere compresa in alcuna “lista nera” e che i filtri ideologici per uscire abbiano fatto il loro tempo. Presenterò domanda per ottenere un nuovo passaporto e attenderò con quella dose di ingenuità che serve per sopravvivere, per non diventare apatica. Mi presenterò non appena apriranno gli uffici per decidere quali cubani potranno prendere un volo e quali continueranno a restare “reclusi nell’isola”. Avrò con me la valigia, con la biancheria intima sbiadita, le scarpe che non ho mai rinnovato, e una pallida immagine di Maria, che ormai non sa più se si parta o si ritorni, se ci siano motivi per rallegrarsi o per adattarsi. 

Traduzione di Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi