Yoani Sanchez. Ragioni civiche – Elezioni a Cuba

da La Stampa Generacion Y

Il post odierno di Generación Y è una nuova puntata di Ragioniciviche, il programma realizzato da Yoani Sánchez e Reinaldo Escobar, che ricopre il ruolo di conduttore. Il tema del dibattito sono le prossime elezioni a Cuba. In studio: Julio Aleaga (giornalista indipendente), Laritza Diversent (avvocato e blogger) e Cecilio Dimas (storico e blogger).

Il dibattito parte dal presupposto che nel 1959 a Cuba si interrompe la legittimità costituzionale, i presidenti vengono designati, non più eletti, per poi aprire le porte a un sistema totalitario basato sul partito unico, che dichiara la fine di ogni esperienza democratica. Laritza Diversent, preparata in materia, descrive tecnicamente come si svolgono le elezioni, quali sono i requisiti per la partecipazione attiva, ma sottolinea che si tratta di elezioni limitate dal fatto che sono occupate dal governo. Cecilio Dimas smentisce la propaganda ufficiale che presenta le elezioni precedenti alla rivoluzione come veri e propri show nelle mani di ricchi proprietari terrieri, incredibili esempi di corruzione e di malaffare.

Non si può generalizzare con un solo aggettivo tutte le elezioni che ci sono state dal 1901 al 1959. Abbiamo avuto elezioni limpide ed elezioni che hanno violato le regole democratiche, ma di fatto ci sono stati almeno cinque presidenti eletti regolarmente prima della riforma costituzionale del 1940 e tre dopo la nuova legge: Batista, Grau San Martín e Prio Socarrás. I presidenti prima del 1959 erano eletti con voto diretto e segreto. Non accade più dalla proclamazione di Fidel Castro. Raúl è stato designato come un erede al trono…”, conclude Dimas.

Julio Aleaga afferma che le elezioni cubane sono una frode, perché il potere del popolo sovrano è stato usurpato dal partito unico.

Reinaldo Escobar pone una domanda secca: “Bisogna partecipare a queste elezioni? Meglio annullare la scheda, votare per il candidato più idoneo, candidarsi per proporre un’alternativa?”.

Julio Aleaga dice: “Io ho provato ad autopropormi, ma non sono riuscito a superare lo sbarramento del partito, perché mi hanno accusato di essere un controrivoluzionario. Le nomine sono decise per alzata di mano ed è proibita ogni campagna elettorale”.

Pedro Campo, un ex diplomatico, intervistato, propone la sua idea per democratizzare il sistema cubano, che passa per una maggior partecipazione popolare al processo elettorale e da una conoscenza approfondita delle leggi. Dimas accetta l’idea di una democratizzazione, ma afferma che per avere un sistema democratico serve un reale accesso al sistema informativo. “Non come adesso che la stampa serve solo per appoggiare il sistema di potere”, conclude. Julio Aleaga ritiene che i non conformi debbano inserirsi nel sistema politico, non in quello ideologico, perché sono due cose diverse. A suo parere è importante partecipare alla vita pubblica per cambiare le cose dall’interno, nei limiti del possibile.

L’opinione prevalente dei presenti in studio è che le elezioni, così come sono strutturate a Cuba, non servono a niente, perché manca un sistema democratico, esiste un monopolio informativo governativo, partecipare o meno alle elezioni non cambia niente. Tutti sono d’accordo nel dire che è un’assurdità vietare la campagna elettorale, perché così facendo i cittadini non conoscono le idee e i programmi dei candidati.

In definitiva esiste un solo partito. Solo la struttura pluripartitica porta la democrazia, i diversi programmi con i candidati. Adesso le linee programmatiche sono decise dal partito comunista. Per questo è inutile votare”, dice Laritza Diversent.

Emerge che i nomi dei candidati sono selezionati da una commissione che comprende membri del Comitato Centrale, scelti dalle circoscrizioni, tra le persone di cultura, gli sportivi che hanno dato lustro al paese e tra uomini importanti per imprese compiute. Sono importanti i CDR nella nomina dei candidati di base. Reinaldo afferma che sono elezioni senza sorprese.

Speriamo solo che siano le ultime di questo tipo, perché vogliamo una Cuba democratica, un progetto pluripartitico. Più di mezzo secolo passato con un simile sistema elettorale ha sfiancato il popolo cubano, privandolo di ogni possibilità decisionale. La società ha bisogno di rigenerarsi e di rinnovarsi. Nel 1959 sembrava impossibile instaurare il comunismo a Cuba, oggi pare impossibile tornare alla democrazia. Speriamo che ancora una volta possa accadere l’impossibile”, conclude Reinaldo Escobar.

Gordiano Lupi

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