Espulsa dal paradiso… l’inferno della censura

traduzione, riduzione da CUBANET.

Carica di romanticismo accademico latinoamericano, affascinata dalla figura del Che immortalato da Korda, e con un’edulcorata idea della rivoluzione cubana, così è arrivata all’Avana l’attrice ed istruttrice teatrale messicana Martha Eugenia Chávez Vélez.  

Ha condotto non sè l’ingenua pretesa di portare in scena il monologo “Sordina de Veleta“, del drammaturgo Edgar Lego, il cui testo affronta il conflittuale tema della migrazione e delle conseguenze viste a lato femminile. L’artista, lontana dalla censura castrista, aspirava ad aprire un dibattito dopo ogni rappresentazione, dove lo spettatore potesse condividere le proprie riflessioni. Dopo aver partecipato a un laboratorio estivo di avvicinamento alla drammaturgia, offerto da la Universidad Autónoma de Coahuila, condotto dal drammaturgo cubano Edgar Lego, Martha era stata invitata dalla compagnia Teatro del Círculo de La Habana , a condividere tre mesi con loro allo scopo di realizzare il montaggio dell’opera. 

Martha è un’artista umile che ama l’arte al di sopra del denaro. Per finanziare la sua impresa, ha chiesto il patrocinio del Programma Statale per la Cultura e lo Sviluppo Artistico. Così ha ricevuto i fondi minimi per sopperire alla sua alimentazione, agli spostamenti e individuare un spazio per la compagnia cubana nel periferico quartiere di Santa Fe. 

Ma qualcuno ha lanciato presto un allarme “antimperialista” tra i paranoici commissari culturali di Castro.

Forse il problema era nel fatto che Martha sia oriunda del città di Torreón, troppo vicino al nord rivoltoso e brutale; oppure che fosse laureata in Comunicazione all’Universidad Iberoamericana, Plantel Laguna; o magari il problema era la sua conduzione del programma A Escena”, in Radio Torreón 96.3 FM, dedicato alla riflessione e promozione delle arti sceniche; o la sua idealistica intenzione di proporre ai cubani la libertà di opinione su un tema politico; o l’ambizione di trasmettere più tardi alla sua comunità le esperienze fatte a Cuba ed inoltre rappresentarle col suo gruppo Reliquia Teatro, nella sua sede del Teatro Nazas.

La cosa certa è che per qualcuno di questi motivi, o per tutti questi contemporaneamente, è scattato l’allarme. E da quel momento è iniziata l’Odissea per l’artista messicana.

Subito si è imbattuta col problema che le sue carte di credito non funzionavano a Cuba. La sua famiglia dovette inviargli del denaro contante per tirare avanti. Ha percorso a piedi quasi tutta L’Avana. I funzionari del Ministero della Cultura e quelli dell’Emigracion si sono alternati a giocare al rimbalzo con lei. Ma in questo palleggio, quella che era in gioco era la tipologia del visto della giovane, e con questa scusa gli intimato di abbandonare l’Isola.