Yoani Sanchez, Orologio di sabbia

Ogni giorno incontro qualche disilluso che ha ritirato il suo sostegno al sistema cubano. Alcuni consegnano la tessera del partito comunista, emigrano con le figlie sposate in Italia o si dedicano alla piacevole occupazione di prendersi cura dei nipoti e di fare la coda per il pane. Passano da denunciare i traditori a cospirare, da vigilare a corrompersi e modificano persino i loro gusti radiofonici da Radio Rebelde a Radio Martí. Percepisco intorno a me un gran cambiamento – lento per alcuni, vertiginoso per altri – come se sotto il sole cubano, fosse venuto in mente a migliaia di persone di cambiare pelle. Tuttavia, questo processo di metamorfosi segue una sola direzione. Non ho incontrato nessuno – e guarda che ne conosco di persone – che sia passato dalla miscredenza alla lealtà, che abbia cominciato a confidare nei discorsi dopo averli criticati per anni.

La matematica ci mette davanti alcune verità incontrovertibili: il numero degli insoddisfatti aumenta, ma il gruppo di chi applaude non guadagna nuove “anime”. Come un orologio di sabbia, ogni giorno centinaia di piccole particelle di disillusi finiscono per approdare a luoghi opposti rispetto a dove un tempo si trovavano. Cadono verso il mucchietto formato da noi scettici ed esclusi, ma pure dal coro immenso degli indifferenti. Adesso non è possibile un ritorno alla fiducia, perché nessuna mano potrà capovolgere l’orologio, porre in alto ciò che oggi è definitivamente in basso. Il momento di moltiplicare o sommare è passato da tempo, ora gli abachi eseguono sempre sottrazioni, segnano la fuga interminabile in un solo senso.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

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