Cuba, turismo solidale

Il fallimento del socialismo economico cubano è un evento di vecchia data in realtà. Negli ultimi decenni l’architettura vetusta di una economia basata sul totale controllo dei mezzi di produzione è sopravvissuta (male) solo grazie agli aiuti di Unione Sovietica prima, e Cina e Venezuela ora. Le condizioni di salute di Chavez, e comunque la scelta della Cina di essere un partner di Cuba ma anche e sempre più degli Stati Uniti, rende necessaria al regime cubano l’applicazione di strategie diverse che si allontanino gradualmente dal socialismo economico puro.

E’ stata da poco promulgata una sorta di liberalizzazione per le piccole attività private. Ma con i recenti aumenti dei dazi donagali Yoani Sanchez denuncia una controriforma. Vi sono aperture per quello che riguarda la legge relativa alla compravendita degli immobili.

Sembra che Cuba sia consapevole che il socialismo economico è fallito, ma che non trovi il coraggio reale di abbatterlo in fretta. Motivi ideologici e di conservazione del potere pseudomonarchico li obbligano a scelte parziali, tardive, spesso incoerenti. In questo scenario dove lo stato è ovunque, dagli alberghi, ai bar, ai negozi, è tutto statale… esiste uno spiraglio. Può essere possibile in qualche modo visitare Cuba senza sovvenzionare direttamente il regime cubano?

Sì, attraverso il turismo solidale.

Agendo legalmente, a Cuba i turisti sono privilegiati ma è sempre bene comportarsi secondo le norme in un paese autoritario, si possono affittare appartamenti, stanze, servizi turistici, da privati cittadini. In questo modo si saltano gli intermediari statali, almeno sino ad un certo punto perché le tasse per svolgere queste attività sono molto alte, e dialogare direttamente con i cittadini cubani. Vi segnalo un amico di NUOVACUBA, sul suo sito è possibile trovare tutte le informazioni sui servizi forniti direttamente all’Avana.

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