Fidelity, Ghetto Cuba

Di Alessandra Magnaghi

31 luglio 2006. La stampa internazionale assedia Cuba, l’ultima rossa, dove Fidel Castro è in fin di vita. Con un’amica giornalista, Ortensia Visconti, siamo partite per Cuba con una telecamera, un microfono e qualche contatto. Volevamo parlare con la gente, e volevamo farlo seguendo il percorso della Rivoluzione: dall’Havana, dove Castro prese il potere, alla costa orientale, dove sbarcò a bordo del “Granma” per rovesciare Batista. Un viaggio a ritroso nel tempo.

 C’era molta polizia e poca voglia di telecamere. Il controllo era strettissimo ma la gente aveva voglia di parlare. In tre mesi abbiamo conosciuto veterani della Rivoluzione e attrici di telenovelas, lavoratori in nero, santoni, hjinteri ed ex carcerati. Professori universitari sotto sorveglianza, ragazzi di vita, ballerine, europei in volontario esilio ed ex borghesi in rovina. Alcuni di loro sono i protagonisti di “Fidelity”, un coro di voci discordanti che ritrae una società bifronte. I vecchi che ricordano l’arroganza degli Stati Uniti e sono pronti ad imbracciare il fucile, e i giovani che vogliono libertà. Di viaggiare, fuori e dentro il paese, di guadagnare, possedere delle cose, tirare su i propri affari, smettere di ascoltare la retorica di regime e uscire con gli stranieri.

Alla fine Fidel non è morto, ma in quel periodo ogni cubano si è reso conto di una cosa incredibile eppure imminente: prima o poi esisterà una Cuba senza Castro. Il video qui sopra è una piccola testimonianza di questa scoperta.

 Per chi volesse saperne di più: www.cubadocumentary.org