Le vergogne di Cuba. I venditori pensionati

Di Osmar Laffita

(Primaver Digital, sintesi e adattamento)

La stampa cubana è soggetta a seri controlli da parte del partito unico e del governo. In sostanza il giornalismo cubano non gode di alcuna libertà di espressione. Ciò che viene pubblicato è esclusivamente ciò che viene autorizzato dal dipartimento ideologico del partito comunista.

La durezza della vita quotidiana di gran parte della popolazione è quindi celata all’opinione pubblica da una sorta di scandaloso segreto. Ma la realtà è ben diversa.

In linea teorica Cuba è uno dei paesi dell’emisfero occidentale (con Canada, Barbados e Uruguay) ad investire una percentuale significativa del proprio bilancio per quello che riguarda le pensione e l’assistenza sociale. Ma tutta una vita di lavoro si riducono in soli 14 dollari al mese per pensionato. Questa cifra impedisce di espletare i minimi bisogni fondamentali di sussistenza, malgrado la stampa di governo continui a presentare una realtà distorta.

Un esempio di queste falsità è offerto dall’articolo del giornale Juventud Rebelde del 16 agosto (“Envejecer saludablemente” ), curato dalla giornalista Ana Maria Dominguez Cruz  in cui si afferma che gli anziani cubani hanno occasioni di divertimento, di studio e sono comunque molto curati. Quelli che vivono soli possono godere del supporto dei vicini, in una sorta di aiuto solidale caratteristico della società cubana.

La giornalista non ricorda però che a causa del fallimento economico causato dai fratelli Castro alcuni beni concessi a prezzi politici attraverso la “libreta” non sono più disponibili. E dimentica anche di dire che le stesse persone che dovrebbero in qualche modo attivare questo processo di solidarietà del vicinato vivono anche loro in una situazione economica molto critica.

Questa situazione limite ha prodotto una nuova vergogna nazionale: il venditore pensionato.

E’ cosa tristemente normale vedere moltissimi anziani, che dovrebbero godere del meritato riposo dopo una vita di lavoro, essere costretti a vagare per la città con il solo scopo di vendere sigari, arachidi, caramelle, dolciumi. Con la sola prospettiva di guadagnare qualcosa per comprare di nuovo qualche prodotto e ricominciare così questo business della disperazione.

 

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