L’accusa di Foreign Policy: le guide turistiche coprono i tiranni

Dal Corriere della Sera

 Viaggiate da soli, passate frontiere, condividete pezzi di vita con sconosciuti e c’è chi vi accompagna. Lambite l’aura di dittatori, passate accanto a chi ne ha sperimentato l’efferatezza e qualcuno vi sussurra di non preoccuparvi. Ovvero: se anche non avete una mappa per orientarvi con la geografia, qualcuno ha tracciato per voi una mappa ideologica. Indulgente, accomodante. In altre parole: il libro che avete tra le mani, la vostra guida turistica, sta tentando di devitalizzare a vostra insaputa gli aspetti brutali del Paese che visitate. Sta giustificando il peggio.

Non proprio con queste parole, ma quasi, un saggio pubblicato sull’ultimo numero di «Foreign Policy», rivista cofondata da Samuel Huntington, si avventa con furore demistificatorio contro le Lonely Planet (Lp, 100 milioni di copie nel 2010) e le Rough Guides (30 milioni in 25 anni). L’autore dell’intervento, Michael Moynihan, accusa questi compagni di viaggio cartacei di essere, appunto, di parte. Di trovare molto facile criticare l’Occidente e gli Usa per relativizzare regimi e dittature. «Leftist Planet» è il titolo, come a suggerire che certi baedeker sono essi stessi viaggi nei luoghi comuni del conformismo di sinistra. Tra liste di ostelli e mete imperdibili. Il campionario di citazioni è scelto con cura. La Lonely Planet sulla Libia, pubblicata prima della rivoluzione del 2011, edulcora Gheddafi e lo scagiona dall’attentato di Lockerbie: «Una delle teorie più credibili è che sia stato ordinato da Teheran come rappresaglia per l’abbattimento di un Airbus dell’Iran air da parte di una nave Usa». Iran dove, nella stessa collana, «forse anche lo stesso presidente Ahmadinejad» sarebbe disinteressato alla Bomba. Secondo la Rough Guide su Cuba – annota ancora «Foreign Policy» – la censura castrista avrebbe il pregio di«produrre contenuti socialmente validi, piacevolmente liberi da ogni significativa preoccupazione… per il successo commerciale». Quanto alla dissidente Yoani Sánchez, come altri oppositori rischia di apparire «paranoica e incattivita». E via biasimando. (…)

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