Yoani Sanchez. Trucchi vecchi, trucchi nuovi

Le mani volano sul tavolo. Da quanto sono rapide si riesce a vedere solo la scia lasciata dalle dita e la lucentezza di un anello d’oro. Potrai indovinare – almeno la prima volta – sotto quale recipiente si nasconde la piccola sfera di carta. La rappresentazione è soltanto per te, tu sei la preda, il solo pubblico cui è diretto lo spettacolo. Ti sei recato in quella abitazione, in un quartiere poco raccomandabile, per comprare un paio di scarpe a un prezzo più economico di quello praticato dai negozi. Ma quando ti addentri nel confuso corridoio, la giovane che ti ha proposto quei prezzi vantaggiosi scompare. Per questo resti in piedi, a pochi metri da due uomini che giocano come se tu non ci fossi, ma che al tempo stesso dirigono ogni gesto verso i tuoi occhi. Tra pochi minuti ti proporranno di scommettere e crederai di poter scoprire dove si nasconde la sfuggente pallina. In meno di un’ora avrai perso tutto il capitale che portavi con te. Fin qui avete letto la sintetica narrazione di una delle truffe più gettonate nel nostro paese e nel mondo. Un imbroglio da antologia, che nonostante la sua semplicità e la sua ripetitività non ha smesso di funzionare. A Cuba ultimamente sono sorti nuovi metodi per fregare alla gente il suo denaro.

C’è di tutto. Biglietti da un peso contraffatti in maniera grossolana con due zeri disegnati per “farli passare” come se fossero da cento. Borse con jeans venduti sotto un porticato, che una volta a casa contengono solo un vecchio sacco di bucce di patate. Presunti agenti immobiliari che spariscono con il compenso senza aver compiuto il loro lavoro. Abbiamo persino “viaggi in barca verso La Florida” che terminano con gli interessati mangiati dalle zanzare in mezzo alle mangrovie, senza che compaia neppure l’ombra dell’imbarcazione. Ripeto, c’è di tutto. Ma da poco è stato ideato un nuovo tipo di truffa che coinvolge quasi sempre un presunto straniero. La tecnica sarebbe persino simpatica, se non fosse per le conseguenze negative sul portafoglio. Una persona, con accento argentino o portoghese, affitta un taxi. Propone all’autista una buona somma di denaro per averlo a disposizione un giorno intero. Mentre l’auto è in marcia lo straniero si mostra preoccupato, comincia a raccontare tutti i problemi che ha con la moglie cubana e al tempo stesso descrive la redditizia impresa che sta organizzando sull’Isola. L’itinerario quasi sempre comprende la visita a un hotel, passare da un ospedale, andare a prendere alcune valigie in casa di qualche “amico” e persino fermarsi a bere una birra in un bar. Quando il conducente ha instaurato una certa amicizia con il cliente, quest’ultimo gli chiede un po’ di denaro per pagare una pratica con la scusa che non accettano biglietti da cento oppure che gli restano solo euro. “Prestameli per qualche minuto che dopo passiamo da una banca e te li restituisco”. Il turista con cappello e camicia a fiori scende dall’auto.

L’autista ne attende il ritorno per oltre un’ora, poi comincia a sospettare, ma ormai il truffatore si è allontanato. Se il trucco della pallina che si nasconde sotto un recipiente solletica il nostro ego, fa credere che i nostri occhi possano essere più veloci della mano del giocatore, la trappola del “turista che ci chiede denaro” si basa sulla comune credenza che gli stranieri “non possono essere più scaltri di noi”. In questo modo, approfittando di questo falso stereotipo, i truffatori dell’Avana si stanno dando un gran da fare. Non serve addestrare le mani o attendere che la “preda” entri in una stanza disordinata in cerca di un paio di scarpe, se parlando come un abitante di Buenos Aires o del Quebec il guadagno può essere maggiore. Un po’ di odore di crema solare, occhiali scuri, bermuda larghe e lo sguardo curioso verso gli edifici che si vedono dal finestrino del taxi… basta questo per mettere in atto una truffa ai danni del contenuto delle tue tasche.

Traduzione di Gordiano Lupi

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