Scuola di jineteras

E’ assurdo pensare all’abisso nel quale cade quotidianamente una parte della gioventù cubana.

La prostituzione è ovunque al mondo una facile via di fuga dalla miseria. In paesi poveri è a volte l’unico modo per sopravvivere. 

Quello che racconto di seguito è la testimonianza di un “chulo” (pappone) che oltre a gestire più di dieci “Jineteras” è un professore della prostituzione, insegna come devono comportarsi, muoversi e come offrire i loro servizi. E’ una testimonianza del 2000, ma è attuale e illustra una realtà globale, ma che a volte a Cuba assume un aspetto “esotico” rischiando così di diventare qualcosa di “folkloristico”, distogliendo l’attenzione sul fenomeno più degradante che rende una ragazza, per scelta, costrizione o necessità, schiava di un’esistenza privata di una dignità umana. Jose Mesa lavorava per 280 pesos mensili, poi per un litigio con il suo capo ha perso il lavoro. Iniziò così la sua attività di “scuola per prostitute”.  E’ nata per caso, quando una sua vicina gli chiese come poteva iniziare questa attività.

Lui le domandò “Sai in cosa ti stai mettendo?”

lei rispose “No, ma ho già deciso e se non mi aiuti tu lo farà qualcun altro.”

 “Sono brutto, però parlo inglese e portoghese, quindi pensai: perché non fare lavorare per me sei o sette ragazze?”. 

Il suo desiderio divenne realtà e superò le sue aspettative. Al momento lavorano per lui 13 ragazze. Nella zona è considerato un “chulo” ma lui contesta

“Per me non è così. Non sono uno sfruttatore. Tengo per me solo il 20% dei quello che il cliente paga. Tutte vogliono lavorare per me”, afferma orgoglioso mostrando i suoi denti d’oro.

Per questo “procuratore” havanero la sua carta vincente è il fatto che “le sue bambine”, come le chiama lui, cono cortesi ed educate, perché “agli uomini non piacciono le donne provocanti, e suggerisco loro di accettare eventuali approcci solo dopo che il cliente le abbia avvicinate per primo”.

 Mesa offre ragazze per tutti i gusti: nere, mulatte, miste, bianche, bionde e asiatiche. Delicate come modelle o con forme prosperose. E’ un ammiratore di Alberto Yarini, un “chulo” dei primi del XX secolo. 

Vorrei che alla mia morte, le ragazze venissero al mio funerale, senza rancore, come fecero con Yarini”. 

Mentre aspetta la morte, Jose si gode la vita con eccesso. Beve 10 birre al giorno, fuma due pacchetti di Marlboro  e mangia “adeguatamente”.

Offro le mie ragazze per internet. Do il loro indirizzo, dove le si possono trovare. Legalmente non faccio nulla di proibito. Do alle mie ragazze il denaro per consumare, non è illegale. Il resto è facile. Pensate ad un bar pieno di stranieri. E’ difficile che ragazze come le mie passino inosservate, sono belle, ben vestite e gentili”.

Qualcuna delle ragazze protette da Mesa oggi vive in Spagna, Germania o Svizzera, e non le va male.

“Si ricordano di me, mi scrivono, a volte mi mandano del denaro, io non sono cattivo”.

Si mette una mano sul cuore e dice con tono commosso “sotto la camicia batte un cuore nobile”.

Traduzione Rob Ferranti 

da Conexion Cubana