Alejandro Torreguitart Ruiz. Un uomo di nome Payá

Non so se mi fanno più rabbia gli uomini di governo che non dicono una parola sulla morte di Oswaldo Payá o certi dissidenti che saltano sul carro della strumentalizzazione di un evento luttuoso. Non lo so davvero. Sono un cane sciolto, questa è la mia natura. Dico quel che penso. Oswaldo Payá era un grande, questa è la sola cosa che mi sento di dire, adesso. Un uomo che ci mancherà parecchio per il suo equilibrio, ché ad arruffare i popoli son buoni tutti, ma la diplomazia è un’arte che non s’impara mica, bisogna esserci portati. Lui era nato dissidente, quando ancora non andava di moda, cattolico sin dai tempi che si finiva nelle UMAP per il fatto di andare a messa, mica come oggi che Chiesa e Stato vanno a braccetto e trattano sulla liberazione dei prigionieri politici. Per questo dico che non lo voglio sapere come si sono svolti i fatti, com’è avvenuto l’incidente, tanto resterà sempre il germe del dubbio a condizionare le nostre vite. So soltanto che è morto, tanto mi basta, che una maledetta strada di Bayamao se l’è portato via, che un’auto impazzita è uscita di strada perché il conducente ha perso il controllo. Non m’interessa se lo seguiva la polizia, se c’era un camion che lo tamponava, se l’hanno voluto ammazzare per mettere a tacere una voce importante. No, conta solo che Oswaldo Payá non è più tra noi, ma le sue idee restano, non ce le possono togliere, ed è per quelle che dobbiamo lottare, un giorno dopo l’altro, in suo onore.

Il Progetto Varela è stata la sua creazione più importante, grande Payá che li costringesti a cambiare la Costituzione, a scrivere che la forma di Stato socialista era irrevocabile. Ottenesti solo repressione, Primavera Nera, dissidenti in galera, ma il referendum per una Cuba democratica e inclusiva lo presentasti, il mondo s’interessò a questo disgraziato scoglio caraibico, riserva zoologica di comunisti, un sacco di giornalisti persero l’accredito governativo soltanto per aver osato intervistarti. Niente di quel che volevi si è avverato. Cuba non è democratica, i diritti umani sono calpestati e ridicolizzati, abbiamo un Presidente della Repubblica che afferma senza vergogna: “Tutte queste storie di cui ci parlano, questi racconti sulla democrazia, sui diritti umani, tutte queste invenzioni sul nostro conto che da anni ci ripetono…”. Approfitta della nostra pazienza infinita, Speedy Gonzales, ma un giorno o l’altro la pentola sotto pressione potrebbe esplodere. Abbiamo perso troppe occasioni nel nostro Paese. Adesso ci resta l’eredità di Oswaldo Payá, quel Progetto Heredia che si proponeva di unire i cubani sparsi per il mondo, di eliminare anche a Cuba gli ostacoli alla libera circolazione delle persone. Tu pensa che mondo sarebbe se uno potesse acquistare un biglietto aereo e partire, soldi e passaporto in tasca, senza chiedere il permesso a nessuno. Ci sembrerebbe quasi di vivere in un Paese normale…

 

Alejandro Torreguitart Ruiz

L’Avana, 28 luglio 2012

Traduzione di Gordiano Lupi