Gordiano Lupi. Muore il dissidente cubano Oswaldo Payá

Oswaldo Payá, artefice del “Progetto Varela”, candidato al Nobel per la Pace, una delle figure più attive e rispettate della dissidenza cubana, è morto domenica nel corso di un incidente stradale. L’auto noleggiata, a bordo della quale viaggiava insieme ad altre tre persone, è uscita di strada, successivamente è stata investita da un altro veicolo. Il fatto è accaduto nella provincia orientale di Bayamo, in una località nota come la Curva. La figlia Rosa Maria riferisce che il padre era stato vittima alcune settimane prima di un altro spettacolare incidente. «I ragazzi che viaggiavano con lui parlano di un’auto che ha tentato ripetutamente di farli uscire di strada. Non è stato un incidente. Hanno voluto uccidere mio padre», denuncia la figlia.

La strada in cui ha avuto luogo l’incidente è in cattive condizioni, ci sono buche lungo il percorso e parti ancora in costruzione. Il dissidente Elizardo Sanchez non ha voluto esprimere opinioni sulle cause del sinistro, perché non ha ancora ascoltato la versione dei sopravvissuti.

Il decesso di Payá, 60 anni, leader del Movimiento Cristiano Liberación (MCL), è stato confermato dai funzionari dell’Ospedale Provinciale di Bayamo. Tra i deceduti nel corso del sinistro figura anche il dissidente Harold Cepero Escalante, di Ciego de Avila. Payá viaggiava in compagnia di alcuni amici, tra di loro c’erano uno svedese non ancora identificato e lo spagnolo Angel Carromero, del Partido Popular.

Antonio Díaz, uno dei sopravvissuti, membro del MCL a Miami, ha chiamato i familiari, confermando che l’auto era stata investita da un camion fino a provocare il fatale incidente.

Osmel Rodríguez, un altro collaboratore vicino a Payá, riferisce che circa venti giorni fa l’auto del candidato al Nobel per la Pace era stata investita da un camion nella zona avanera di Boyeros. In quella occasione il figlio di Payá commentò: «Ti vogliono uccidere, papà».

«L’hanno ucciso, il responsabile è il governo, è stato un omicidio premeditato», afferma Rodríguez.

La morte di Payá lascia un vuoto incolmabile all’interno della dissidenza cubana, che perde uno dei suoi più prestigiosi rappresentanti, sia a livello nazionale che internazionale.

La camera ardente si terrà oggi all’Avana, in una Chiesa del Cerro.

Payá, ingegnere di professione, ha guadagnato fama internazionale negli anni Novanta, per aver organizzato il “Progetto Varela”, una raccolta di firme per realizzare un referendum volto a modificare la Costituzione e traghettare Cuba verso il pluripartitismo, la democrazia e l’iniziativa privata. Il “Progetto Varela” è la più grande campagna mai organizzata per cambiare il sistema di governo sull’Isola, il solo capace di riunire una dissidenza frammentata e litigiosa. Secondo Payá, se fossero stati accettati questi cambiamenti, sarebbe stato possibile introdurre le libertà fondamentali a Cuba. In seguito alla presentazione del “Progetto Varela”, il governo dichiarò “irreversibile” la forma di Stato socialista. Molti collaboratori del “Progetto Varela” furono arrestati e condannati a lunghe pene detentive durante la Primavera Nera del 2003.

Nato il 29 febbraio del 1952, Payá è il quinto di sette fratelli di una famiglia molto cattolica. Studia prima in una scuola del quartiere avanero del Cerro, quindi passa in un prestigioso collegio religioso, chiuso dopo il trionfo rivoluzionario del 1959. Fin da adolescente muove critiche al governo di Fidel Castro, al punto che nel 1969 viene recluso in un campo UMAP (Unità Militari di Aiuto alla Produzione) per antisociali, all’Isola della Gioventù. Terminati gli studi secondari, si laurea in Fisica all’Università dell’Avana, rifiuta il marxismo e deve abbandonare gli studi per conseguire la specializzazione. Nel 1980 lavora come esperto di apparecchiature mediche alle dipendenze del Ministero della Salute. Nel 1986 si sposa con la signora Acevedo e insieme mettono al mondo tre figli. Alla fine degli anni Ottanta fonda il MCL. Per il suo attivismo viene arrestato e recluso diverse volte, oltre a essere perseguitato dalla polizia politica. Per anni, la facciata della sua casa viene imbrattata con slogan ufficiali e messaggi diffamatori come: “Payá: agente della CIA”.

Nel 2002, l’Unione Europea gli assegna il Premio Sacharov per i diritti umani. Non fa in tempo a ricevere il Premio Nobel per la Pace. La speranza è che gli venga riconosciuto alla memoria. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte del governo cubano, se non un breve messaggio nel quale si legge che «la polizia rivoluzionaria sta accertando le cause della morte». Il sito Internet delMovimento Cristiano di Liberazione non ha dubbi: «La responsabilità è di Raul Castro e del regime comunista».

 

Gordiano Lupi

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