Il giornalista José Antonio Torres in galera a Cuba

19 Luglio 2012

José Antonio Torres, noto giornalista cubano, deve scontare 15 anni di galera per spionaggio, dopo che due anni fa Raúl Castro gli aveva fatto un insolito elogio pubblico per aver esposto le mancanze del progetto per costruire un acquedotto a Santiago di Cuba.

Fino al suo arresto, avvenuto a febbraio dello scorso anno, José Antonio Torres era il corrispondente da Santiago de Cuba, la seconda città dell’isola, del periodico Granma, la voce ufficiale del Partito Comunista.

I giudici hanno chiesto la pena di 15 anni, per spionaggio, relegando Torres nella prigione di Aguadores. Torres si dichiara innocente, si definisce un comunista convinto, non si ritiene un dissidente, ma un uomo che ha compiuto il suo dovere professionale. La moglie ha rifiutato ogni aiuto da parte di Elizardo Sánchez, attivista per i diritti umani, proprio per sottolineare che il marito non ha legami con gli oppositori.

Alcune fonti dicono che Torres avrebbe fornito informazioni alla sezione di Interessi degli Stati Uniti all’Avana su obiettivi militari a Santiago. Altre dicono che sia stato arrestato come risposta a un reportage uscito a luglio 2010 sul progetto di un acquedotto da costruire a Santiago. L’inchiesta di Torres enumerava errori e ripartiva responsabilità, citando il vicepresidente Ramiro Valdés, supervisore del progetto. Castro aveva elogiato il giornalista per la sua professionalità, ma forse adesso ha cambiato idea e non considera il reportageun’operazione di autocritica… Tra l’altro Torres ha scritto articoli critici anche sul progetto del cavo di fibra ottica pensato per collegare Venezuela e Cuba.

I mezzi di comunicazione ufficiali cubani non hanno dato mai notizia del suo stato di detenzione.

 

Gordiano Lupi